MTIC Academy News : RELAZIONE DEL GARANTE PER LE MICRO‐PMI Anno 2017.

Il Garante per le micro, piccole e medie imprese, Stefano Firpo, Direttore generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese (DGPICPMI) del Ministero dello sviluppo economico nei giorni scorsi ha presentato al Governo italiano un rapporto che fa il punto sulla situazione nel 2017 del nostro sistema di Micro PMI, sui fenomeni di trasformazione che lo attraversano e sulle politiche adottate per affrontare le sfide dell’innovazione.

In particolare la relazione descrive i principali strumenti agevolativi del Piano nazionale “Impresa 4.0”: dal sostegno all’innovazione, alla ricerca e sviluppo, agli investimenti produttivi, fino alle competenze. Si sofferma successivamente sul tema dell’economia circolare e sul sostegno all’internazionalizzazione delle PMI, fornendo una panoramica sul Piano straordinario per il Made in Italy.

Nella premessa il Garante per le PMI Premessa del Garante per le Micro‐PMI fa un focus sulla Quarta Rivoluzione Industriale, le sfide che le PMI italiane dovranno affrontare nei prossimi anni e sull’attuale differenziale di produttività fra le micro e le grandi imprese.

In ultimo il rapporto trae delle conclusioni per dare indicazioni su possibili iniziative per il rilancio della produttività delle PMI Italiane con particolare attenzione all’importanza del capitale umano e della formazione continua.

Nella premessa del Garante in particolare viene riportato che :

Con la Quarta Rivoluzione Industriale è in essere una profonda trasformazione che investe la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e servizi, modifica i rapporti tra aziende lungo le catene globali del valore, abbatte i confini tra l’economia manifatturiera e quella dei servizi, mette al centro competenze e know‐how, richiede nuovi modelli relazionali banca‐impresa. I nuovi processi produttivi, che si basano su tecnologie di nuova generazione, digitali e non, si alimentano di una nuova materia prima, i dati (Big Data) attraverso cui processi, prodotti e modelli di business possono essere trasformati per creare nuove opportunità e recuperare produttività nelle imprese.
In questo contesto, ciò che rappresenta un’opportunità per molte imprese ‐ in termini di qualità, customizzazione e velocità della produzione (time to market), più facile accesso ai mercati internazionali, migliore integrazione nelle catene di fornitura e subfornitura, nuovi business models e miglioramento della logistica ‐ può costituire un rischio per quelle meno performanti, soprattutto di micro e piccole dimensioni.

Le sfide da affrontare nei prossimi anni saranno molteplici e riguarderanno in particolar modo:

  • a) la necessità di rendere sistemico il salto tecnologico già avviato da molte imprese, anche di piccola dimensione, coinvolgendo anche le PMI a maggior rischio di esclusione (per le difficoltà di accesso alle informazioni o perché ancora lontane dalle nuove tecnologie);
  • b) la formazione di nuove competenze ‐ molte delle quali al momento nemmeno prefigurabili ‐ in un mercato del lavoro che sarà caratterizzato, a seguito della crescente automazione e collaborazione uomo‐macchina, dalla trasformazione delle professionalità richieste, con un incremento della domanda di lavoratori high skill e la conseguente necessità di riqualificare un ingente numero di lavoratori a rischio di esclusione dai processi produttivi;
  • c) l’importanza dei dati, come nuovo driver di sviluppo accompagnato da una crescente dematerializzazione dei fattori produttivi con la necessità di definire un quadro regolatorio sulla proprietà e/o scambio e utilizzo dei dati al fine di assicurare piena interoperabilità e sicurezza; d) la necessità di coniugare innovazione e sostenibilità al fine di operare la transizione del sistema industriale verso il modello circolare e la decarbonizzazione.

Aspetto rilevante è il differenziale di produttività fra le micro e le grandi imprese, che in Italia è molto più ampio rispetto agli altri Paesi: il livello di produttività della micro impresa italiana è pari ad appena il 41% di quello della grande impresa, mentre è del 43% in Spagna, del 65% in Germania e del 78% in Francia (Figura 4).

Il divario in termini di produttività del lavoro è dunque interamente attribuibile alle micro e piccole imprese e al loro peso dominante in Italia, in termini di numerosità (95,1% sul totale delle imprese contro il 92,9% della media UE28), di contributo all’occupazione (46,6% vs 29,5%) e di valore aggiunto (29,6% vs 21,3%). Il basso livello di produttività relativo delle piccole imprese italiane si riscontra nell’insieme dei settori, compreso il manifatturiero.

 

Il Garante per le PMI, inoltre, nella sua premessa ritiene che :

Se molteplici sono le cause della caduta della produttività, è innegabile che il cambiamento verso un’ottimale allocazione delle risorse umane e finanziarie, pubbliche e private, può essere generato convogliando le energie delle PMI verso produzioni più competitive, grazie all’introduzione dell’innovazione in azienda.

Nel documento si fa riferimento alla Quarta Rivoluzione Industriale parlando di :

La Quarta Rivoluzione Industriale, caratterizzata dalla combinazione di tecnologie digitali e altre nuove tecnologie (es. nano, bio tecnologie), nuovi materiali e nuovi processi, sta trasformando la produzione, i servizi e i modelli di business a un passo accelerato e con effetti pervasivi. Il World Economic Forum Handbook individua 12 tecnologie emergenti a cui se ne aggiungono ulteriori che hanno già raggiunto un livello maggiore di maturazione, secondo un paradigma che ‐ a differenza delle tre precedenti rivoluzioni industriali ‐ non si basa su un’innovazione disruptive ma sull’integrazione e la combinazione di più tecnologie.

Il perno della trasformazione è incentrato sullo sfruttamento di sempre più cospicue quantità di dati e informazioni e dal sempre più pervasivo utilizzo delle tecnologie digitali per interconnettere e far cooperare le risorse (macchinari, persone, dati) operanti all’interno della fabbrica e più in generale nell’intera catena del valore.

Questa trasformazione ha il potenziale per produrre effetti importanti sulla produttività e sulla crescita economica sostenibile; le ricadute sull’occupazione sono ancora dibattute in termini quantitativi, certamente saranno considerevoli i cambiamenti per quanto attiene alle competenze richieste. In particolare, le PMI possono beneficiare di nuove opportunità: una maggiore flessibilità dei processi produttivi, la velocizzazione della fase di prototipazione e messa in produzione, la riduzione degli sprechi energetici e degli scarti generati, una gestione più efficiente dei magazzini, una maggiore capacità di commercializzazione dei prodotti, un più facile accesso alle conoscenze e alle catene del valore e un più facile accesso ai mercati internazionali.

Tuttavia, ci sono delle sfide da affrontare per poter favorire l’inclusione delle PMI nella trasformazione digitale. Il divario digitale tra le PMI e le grandi imprese è significativo e risulta spesso in differenze rilevanti nell’adozione e nell’utilizzo delle più moderne tecnologie; tale gap caratterizza non solo l’Italia ma tutti i Paesi anche a diversi livelli di sviluppo economico (OECD, 2017a). È necessario, in primo luogo, che le PMI adottino e utilizzino le nuove tecnologie, sia investendo direttamente sia accedendo a conoscenze e innovazioni sviluppate da altri soggetti/centri di ricerca.

Molte evidenze empiriche tendono ad evidenziare che la barriera più rilevante di accesso alle nuove tecnologie è attribuibile alla modesta cultura innovativa delle imprese che non percepiscono la necessità e urgenza della trasformazione digitale. Da rilevare, al riguardo, che i costi delle nuove tecnologie si stanno riducendo nel tempo e stanno diventando più accessibili rispetto al passato. Una delle caratteristiche della Quarta Rivoluzione Industriale è proprio la disponibilità a costi accessibili delle innovazioni.

In Italia la diffusione delle ICT “di base” (computer, posta elettronica, connessione a Internet) è ormai completa e superiore al 90%, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. Dal recente Rapporto sulla competitività dei settori produttivi elaborato dall’Istat (marzo 2018), sembra emergere una diffusa attenzione delle imprese italiane verso le nuove tecnologie nel triennio 2014‐2016; in particolar modo quasi la metà delle imprese (44,9%) ha adottato tecnologie inerenti alla sicurezza informatica, il 27,9% ha investito in beni e servizi legati ad applicazioni web o app, il 18,4% in social media e il 16,1% in servizi di cloud computing; seguono a una significativa distanza altre tecnologie (Figura 6).

 

Nel documento è presente uno specifico capitolo, vista la sua importanza per le imprese, sull’Economia Circolare.

L’economia circolare, oltre che un cardine delle politiche europee e della Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, è una sfida e un’opportunità per il sistema industriale italiano.

Il modello circolare consiste nel far sì che le risorse materiali rimangano nel ciclo di produzione e utilizzo dei beni quanto più possibile per limitare il consumo di capitale naturale e per far sì che la discarica sia il destino residuale per una minima quantità di rifiuti (Figura 14).

Viene dato risalto alle risorse allocate per l’ultimo PAINO IMPRESA 4.0 e sui risultati prodotti per il sistema Imprese italiano.

Piano nazionale “Impresa 4.0” prevede misure sviluppate in base a tre principali linee guida:

  1. operare in una logica di neutralità tecnologica, settoriale e di dimensione d’impresa;
  2. intervenire con misure orizzontali prevalentemente automatiche (agevolazioni fiscali), abbandonando gli interventi a bando;
  3. agire su fattori abilitanti: investimenti, competenze, infrastrutture.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La dotazione di risorse finanziarie è rilevante e adeguata alla strategicità delle finalità del Piano: complessivamente circa 20 miliardi di euro previsti dalla legge di bilancio 2017, a cui si sono aggiunti 10 miliardi di euro allocati dall’ultima legge di bilancio, ripartiti nelle seguenti azioni (Figura 19).

Uno dei punti importanti del rapporto è sicuramente quello sullo “Sviluppo delle nuove competenze digitali e potenziamento della formazione professionale

Parallelamente all’estensione degli incentivi fiscali (iper e super ammortamento) al 2018 e 2019, la legge di bilancio 2018 ha inserito una serie di misure volte a elevare il livello delle competenze legate alle tecnologie 4.0 che, come precedentemente evidenziato, risultano ancora modeste sia dal lato della domanda che dell’offerta. Nella sua prima edizione, infatti, il Piano “Industria 4.0” ha puntato prevalentemente su misure di agevolazione fiscale volte a sostenere gli investimenti in beni materiali e immateriali. È apparso tuttavia evidente che, in assenza di un intervento complementare che punti al consolidamento delle competenze, gli effetti del Piano risulterebbero depotenziati per almeno due ordini di motivi: i nuovi investimenti sarebbero indotti dalla temporanea convenienza fiscale e non da mirate strategie di crescita (rischio effetto anticipazione) e seguirebbero pertanto mere logiche sostitutive di beni obsoleti con beni moderni, senza tuttavia coglierne appieno le potenzialità in termini di efficientamento dei processi produttivi.

Nelle conclusioni del rapporto sono presenti le

Raccomandazioni del Garante per le Micro‐PMI.
Le raccomandazioni di seguito elencate scaturiscono dall’analisi del contesto produttivo,
delle politiche adottate e dei primi risultati conseguiti, con lo scopo di migliorare l’intervento pubblico a sostegno delle Micro‐PMI nel nostro Paese.

3.1 Adozione e diffusione di nuove tecnologie

  • Rendere strutturale il credito di imposta sulle spese in R&S (in scadenza al 2020), semplificarne l’accesso per le micro e piccole imprese superando l’approccio esclusivamente incrementale.
  • Rendere strutturale il sostegno fiscale agli investimenti in nuovi beni strumentali innovativi prevedendo una revisione dei coefficienti di ammortamento fiscale, previsti dal DM MEF del 31 dicembre 1988, che tenga conto della più breve vita utile dei beni ad alto contenuto tecnologico.
  • Modificare l’iper ammortamento, attualmente a sostegno prevalentemente degli investimenti in macchinari, prevedendo una premialità per l’innovazione data‐driven dei processi produttivi in chiave 4.0, con rinnovata attenzione alle tematiche della sicurezza sul lavoro, dell’ergonomia e dell’automazioni collaborativa.
  • Introdurre una misura di semplice e immediato accesso per sostenere le attività di innovazione delle imprese di piccole dimensioni, favorendo, tra gli altri, gli investimenti nel campo del software strumentale alla trasformazione 4.0.
  • Elaborare una strategia sulla cyber security dedicata alle PMI definendo linee guida e strumenti di primo soccorso, per evitare i comportamenti e le prassi più esposti agli attacchi e alle frodi cyber.
  • Promuovere strumenti a sostegno delle innovazioni nelle micro e piccole imprese sotto forma di voucher per le spese in cyber security o in infrastrutture di cloud computing e big data, nonché voucher volti a introdurre in azienda competenze manageriali di elevata specializzazione nei processi produttivi 4.0.
  • Dare continuità operativa alle misure di sostegno alle PMI ‐ già introdotte dal MISE ‐ per la valorizzazione economica dei brevetti, dei disegni e dei marchi. Semplificare, introducendo un regime a forfait, l’accesso al Patent Box per le PMI.

3.2 Sostegno alle startup e ai modelli di business innovativi

  • Semplificare e digitalizzare le comunicazioni informative previste per le startup innovative dal decreto legge n. 179/2012 e valorizzare il patrimonio informativo in una logica di open data.
  • Prevedere ulteriori riduzioni di costi per le startup innovative, ad esempio esonerandole da oneri quali le tasse di concessione governativa e l’obbligo di vidimazione dei libri sociali, per tutta la durata del periodo di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese.
  • Prevedere nuove forme di semplificazione amministrativa per le PMI innovative.‐ Valutare l’introduzione di programmi di finanziamento mirati a sostenere lo sviluppo dell’avvio di imprese innovative ad elevato contenuto di conoscenza in ambito universitario.

3.3 Promozione di ecosistemi di innovazione collaborativa

  • Finanziare e rendere operativi i Competence Center al fine di ampliare l’offerta di servizi di trasferimento tecnologico e intercettare attraverso gli stessi i fondi europei sulla ricerca e in ambito digitale, anche in raccordo con i Digital Innovation Hubs europei.
  • Rafforzare e monitorare l’azione di coordinamento dei Competence Center e dei Digital Innovation Hub con le diverse Istituzioni già esistenti (Parchi scientifici, Incubatori certificati e non, UTT, etc.) per ampliare l’offerta di servizi dedicati alle PMI.
  • Potenziare gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) e favorire la formazione orizzontale del personale degli UTT su Trasferimento Tecnologico e soft skills.

3.4 Sviluppo delle competenze

  • Dare continuità temporale al credito d’imposta per la formazione e prevedere aliquote agevolative applicate in misura inversamente correlata alle dimensioni aziendali, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 31 del Regolamento C.E. n. 651/2014 del 17 giugno 2014.
  • Rafforzare il ruolo degli ITS e il ruolo della formazione terziaria professionalizzante nell’organizzazione di corsi di formazione per lavoratori con competenze elevate a disposizione del mercato.
  • Rafforzare i legami tra le piccole e le medie imprese e le scuole di istruzione superiore per promuovere l’innovazione, per esempio, attraverso la promozione di programmi di apprendistato per laureati (apprendistato di terzo livello, attualmente sottoutilizzato) e i dottorati industriali.

3.5 Accesso ai capitali finanziari e rafforzamento dei canali alternativi

  • Convogliare una quota del risparmio dei Fondi previdenziali e assicurativi verso le PMI ad alto potenziale, rafforzando l’asset allocation verso investimenti alternativi (private equity, private debt e venture capital), anche attraverso la creazione di una piattaforma pubblica che favorisca forme di aggregazione tra fondi pensione e casse di previdenza;
  • Rendere più agevole l’utilizzo dell’agevolazione fiscale dei PIR da parte degli investitori istituzionali e convogliare le risorse dei PIR verso startup e imprese non quotate, o direttamente o per il tramite di private equity e venture capital, prevedendo vincoli di investimento delle risorse provenienti dai PIR in strumenti illiquidi o alternativi o innalzando l’attuale percentuale investibile in strumenti illiquidi.
  • Potenziare il mercato del venture capital, anche tramite un maggiore attivismo della finanza pubblica, ad esempio con strumenti quali i “Fondi di Fondi”.‐ Indirizzare una quota delle risorse (ovvero creare una riserva) del Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività a favore delle imprese di micro e piccole dimensioni.
  • Sostenere lo sviluppo di strumenti alternativi come quelli offerti dal fintech.

3.6 Economia circolare

  • Razionalizzare e armonizzare ‐ a livello nazionale e regionale ‐ la normativa ambientale in materia di rifiuti per fornire alle imprese un quadro certo in cui operare.
  • Sviluppare la regolamentazione dell’End of Waste al fine di favorire il mantenimento nel ciclo produttivo delle risorse materiali e di sviluppare il mercato delle materie prime secondarie.
  • Aggiornare il sistema della responsabilità estesa del produttore in linea con le nuove disposizioni europee e con la diffusione del modello circolare in modo da massimizzare l’efficienza della filiera del recupero dei materiali e prevedere sistemi di controllo, anche tramite l’istituzione di un’eventuale Authority ad hoc, al fine di garantire un continuo miglioramento dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi e quindi dei risultati in termini di circolarità.
  • Promuovere e diffondere la conoscenza sul valore economico e sulle opportunità per le imprese derivanti dall’adozione dei modelli di economia circolare.
  • Diffondere le opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione, anche utilizzando le misure del Piano Impresa 4.0.

3.7 Internazionalizzazione

  • Puntare sulle competenze abilitanti per accrescere la platea delle PMI esportatrici, anche dando continuità al voucher per il Temporary Export Manager.
  • Potenziare la tutela della proprietà intellettuale delle aziende all’estero.
  • Rafforzare l’azione di formazione delle imprese sulle potenzialità per l’export della digital economy dando maggiore visibilità ai prodotti di qualità italiani presso i grandi portali e/o piattaforme aggregatrici dell’e‐commerce mondiale.

 

*fonte sito del MISE Garante per le MicroPMI, on line la relazione“.

Si raccomanda di far riferimento al documento ufficiale: Relazione del Garante delle MicroPMI.

TÜV Intercert e MTIC Intercert ritengono fondamentale avere le giuste conoscenze e competenze per poter affrontare i nuovi paradigmi organizzativi e produttivi che le nuove tecnologie abilitanti la quarta rivoluzione industriale presentano.

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by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager TÜV Intercert e MTIC Intercert