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RELAZIONE DEL GARANTE PER LE MICRO‐PMI Anno 2017

MTIC Academy News : RELAZIONE DEL GARANTE PER LE MICRO‐PMI Anno 2017.

Il Garante per le micro, piccole e medie imprese, Stefano Firpo, Direttore generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese (DGPICPMI) del Ministero dello sviluppo economico nei giorni scorsi ha presentato al Governo italiano un rapporto che fa il punto sulla situazione nel 2017 del nostro sistema di Micro PMI, sui fenomeni di trasformazione che lo attraversano e sulle politiche adottate per affrontare le sfide dell’innovazione.

In particolare la relazione descrive i principali strumenti agevolativi del Piano nazionale “Impresa 4.0”: dal sostegno all’innovazione, alla ricerca e sviluppo, agli investimenti produttivi, fino alle competenze. Si sofferma successivamente sul tema dell’economia circolare e sul sostegno all’internazionalizzazione delle PMI, fornendo una panoramica sul Piano straordinario per il Made in Italy.

Nella premessa il Garante per le PMI Premessa del Garante per le Micro‐PMI fa un focus sulla Quarta Rivoluzione Industriale, le sfide che le PMI italiane dovranno affrontare nei prossimi anni e sull’attuale differenziale di produttività fra le micro e le grandi imprese.

In ultimo il rapporto trae delle conclusioni per dare indicazioni su possibili iniziative per il rilancio della produttività delle PMI Italiane con particolare attenzione all’importanza del capitale umano e della formazione continua.

Nella premessa del Garante in particolare viene riportato che :

Con la Quarta Rivoluzione Industriale è in essere una profonda trasformazione che investe la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e servizi, modifica i rapporti tra aziende lungo le catene globali del valore, abbatte i confini tra l’economia manifatturiera e quella dei servizi, mette al centro competenze e know‐how, richiede nuovi modelli relazionali banca‐impresa. I nuovi processi produttivi, che si basano su tecnologie di nuova generazione, digitali e non, si alimentano di una nuova materia prima, i dati (Big Data) attraverso cui processi, prodotti e modelli di business possono essere trasformati per creare nuove opportunità e recuperare produttività nelle imprese.
In questo contesto, ciò che rappresenta un’opportunità per molte imprese ‐ in termini di qualità, customizzazione e velocità della produzione (time to market), più facile accesso ai mercati internazionali, migliore integrazione nelle catene di fornitura e subfornitura, nuovi business models e miglioramento della logistica ‐ può costituire un rischio per quelle meno performanti, soprattutto di micro e piccole dimensioni.

Le sfide da affrontare nei prossimi anni saranno molteplici e riguarderanno in particolar modo:

  • a) la necessità di rendere sistemico il salto tecnologico già avviato da molte imprese, anche di piccola dimensione, coinvolgendo anche le PMI a maggior rischio di esclusione (per le difficoltà di accesso alle informazioni o perché ancora lontane dalle nuove tecnologie);
  • b) la formazione di nuove competenze ‐ molte delle quali al momento nemmeno prefigurabili ‐ in un mercato del lavoro che sarà caratterizzato, a seguito della crescente automazione e collaborazione uomo‐macchina, dalla trasformazione delle professionalità richieste, con un incremento della domanda di lavoratori high skill e la conseguente necessità di riqualificare un ingente numero di lavoratori a rischio di esclusione dai processi produttivi;
  • c) l’importanza dei dati, come nuovo driver di sviluppo accompagnato da una crescente dematerializzazione dei fattori produttivi con la necessità di definire un quadro regolatorio sulla proprietà e/o scambio e utilizzo dei dati al fine di assicurare piena interoperabilità e sicurezza; d) la necessità di coniugare innovazione e sostenibilità al fine di operare la transizione del sistema industriale verso il modello circolare e la decarbonizzazione.

Aspetto rilevante è il differenziale di produttività fra le micro e le grandi imprese, che in Italia è molto più ampio rispetto agli altri Paesi: il livello di produttività della micro impresa italiana è pari ad appena il 41% di quello della grande impresa, mentre è del 43% in Spagna, del 65% in Germania e del 78% in Francia (Figura 4).

Il divario in termini di produttività del lavoro è dunque interamente attribuibile alle micro e piccole imprese e al loro peso dominante in Italia, in termini di numerosità (95,1% sul totale delle imprese contro il 92,9% della media UE28), di contributo all’occupazione (46,6% vs 29,5%) e di valore aggiunto (29,6% vs 21,3%). Il basso livello di produttività relativo delle piccole imprese italiane si riscontra nell’insieme dei settori, compreso il manifatturiero.

 

Il Garante per le PMI, inoltre, nella sua premessa ritiene che :

Se molteplici sono le cause della caduta della produttività, è innegabile che il cambiamento verso un’ottimale allocazione delle risorse umane e finanziarie, pubbliche e private, può essere generato convogliando le energie delle PMI verso produzioni più competitive, grazie all’introduzione dell’innovazione in azienda.

Nel documento si fa riferimento alla Quarta Rivoluzione Industriale parlando di :

La Quarta Rivoluzione Industriale, caratterizzata dalla combinazione di tecnologie digitali e altre nuove tecnologie (es. nano, bio tecnologie), nuovi materiali e nuovi processi, sta trasformando la produzione, i servizi e i modelli di business a un passo accelerato e con effetti pervasivi. Il World Economic Forum Handbook individua 12 tecnologie emergenti a cui se ne aggiungono ulteriori che hanno già raggiunto un livello maggiore di maturazione, secondo un paradigma che ‐ a differenza delle tre precedenti rivoluzioni industriali ‐ non si basa su un’innovazione disruptive ma sull’integrazione e la combinazione di più tecnologie.

Il perno della trasformazione è incentrato sullo sfruttamento di sempre più cospicue quantità di dati e informazioni e dal sempre più pervasivo utilizzo delle tecnologie digitali per interconnettere e far cooperare le risorse (macchinari, persone, dati) operanti all’interno della fabbrica e più in generale nell’intera catena del valore.

Questa trasformazione ha il potenziale per produrre effetti importanti sulla produttività e sulla crescita economica sostenibile; le ricadute sull’occupazione sono ancora dibattute in termini quantitativi, certamente saranno considerevoli i cambiamenti per quanto attiene alle competenze richieste. In particolare, le PMI possono beneficiare di nuove opportunità: una maggiore flessibilità dei processi produttivi, la velocizzazione della fase di prototipazione e messa in produzione, la riduzione degli sprechi energetici e degli scarti generati, una gestione più efficiente dei magazzini, una maggiore capacità di commercializzazione dei prodotti, un più facile accesso alle conoscenze e alle catene del valore e un più facile accesso ai mercati internazionali.

Tuttavia, ci sono delle sfide da affrontare per poter favorire l’inclusione delle PMI nella trasformazione digitale. Il divario digitale tra le PMI e le grandi imprese è significativo e risulta spesso in differenze rilevanti nell’adozione e nell’utilizzo delle più moderne tecnologie; tale gap caratterizza non solo l’Italia ma tutti i Paesi anche a diversi livelli di sviluppo economico (OECD, 2017a). È necessario, in primo luogo, che le PMI adottino e utilizzino le nuove tecnologie, sia investendo direttamente sia accedendo a conoscenze e innovazioni sviluppate da altri soggetti/centri di ricerca.

Molte evidenze empiriche tendono ad evidenziare che la barriera più rilevante di accesso alle nuove tecnologie è attribuibile alla modesta cultura innovativa delle imprese che non percepiscono la necessità e urgenza della trasformazione digitale. Da rilevare, al riguardo, che i costi delle nuove tecnologie si stanno riducendo nel tempo e stanno diventando più accessibili rispetto al passato. Una delle caratteristiche della Quarta Rivoluzione Industriale è proprio la disponibilità a costi accessibili delle innovazioni.

In Italia la diffusione delle ICT “di base” (computer, posta elettronica, connessione a Internet) è ormai completa e superiore al 90%, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. Dal recente Rapporto sulla competitività dei settori produttivi elaborato dall’Istat (marzo 2018), sembra emergere una diffusa attenzione delle imprese italiane verso le nuove tecnologie nel triennio 2014‐2016; in particolar modo quasi la metà delle imprese (44,9%) ha adottato tecnologie inerenti alla sicurezza informatica, il 27,9% ha investito in beni e servizi legati ad applicazioni web o app, il 18,4% in social media e il 16,1% in servizi di cloud computing; seguono a una significativa distanza altre tecnologie (Figura 6).

 

Nel documento è presente uno specifico capitolo, vista la sua importanza per le imprese, sull’Economia Circolare.

L’economia circolare, oltre che un cardine delle politiche europee e della Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, è una sfida e un’opportunità per il sistema industriale italiano.

Il modello circolare consiste nel far sì che le risorse materiali rimangano nel ciclo di produzione e utilizzo dei beni quanto più possibile per limitare il consumo di capitale naturale e per far sì che la discarica sia il destino residuale per una minima quantità di rifiuti (Figura 14).

Viene dato risalto alle risorse allocate per l’ultimo PAINO IMPRESA 4.0 e sui risultati prodotti per il sistema Imprese italiano.

Piano nazionale “Impresa 4.0” prevede misure sviluppate in base a tre principali linee guida:

  1. operare in una logica di neutralità tecnologica, settoriale e di dimensione d’impresa;
  2. intervenire con misure orizzontali prevalentemente automatiche (agevolazioni fiscali), abbandonando gli interventi a bando;
  3. agire su fattori abilitanti: investimenti, competenze, infrastrutture.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La dotazione di risorse finanziarie è rilevante e adeguata alla strategicità delle finalità del Piano: complessivamente circa 20 miliardi di euro previsti dalla legge di bilancio 2017, a cui si sono aggiunti 10 miliardi di euro allocati dall’ultima legge di bilancio, ripartiti nelle seguenti azioni (Figura 19).

Uno dei punti importanti del rapporto è sicuramente quello sullo “Sviluppo delle nuove competenze digitali e potenziamento della formazione professionale

Parallelamente all’estensione degli incentivi fiscali (iper e super ammortamento) al 2018 e 2019, la legge di bilancio 2018 ha inserito una serie di misure volte a elevare il livello delle competenze legate alle tecnologie 4.0 che, come precedentemente evidenziato, risultano ancora modeste sia dal lato della domanda che dell’offerta. Nella sua prima edizione, infatti, il Piano “Industria 4.0” ha puntato prevalentemente su misure di agevolazione fiscale volte a sostenere gli investimenti in beni materiali e immateriali. È apparso tuttavia evidente che, in assenza di un intervento complementare che punti al consolidamento delle competenze, gli effetti del Piano risulterebbero depotenziati per almeno due ordini di motivi: i nuovi investimenti sarebbero indotti dalla temporanea convenienza fiscale e non da mirate strategie di crescita (rischio effetto anticipazione) e seguirebbero pertanto mere logiche sostitutive di beni obsoleti con beni moderni, senza tuttavia coglierne appieno le potenzialità in termini di efficientamento dei processi produttivi.

Nelle conclusioni del rapporto sono presenti le

Raccomandazioni del Garante per le Micro‐PMI.
Le raccomandazioni di seguito elencate scaturiscono dall’analisi del contesto produttivo,
delle politiche adottate e dei primi risultati conseguiti, con lo scopo di migliorare l’intervento pubblico a sostegno delle Micro‐PMI nel nostro Paese.

3.1 Adozione e diffusione di nuove tecnologie

  • Rendere strutturale il credito di imposta sulle spese in R&S (in scadenza al 2020), semplificarne l’accesso per le micro e piccole imprese superando l’approccio esclusivamente incrementale.
  • Rendere strutturale il sostegno fiscale agli investimenti in nuovi beni strumentali innovativi prevedendo una revisione dei coefficienti di ammortamento fiscale, previsti dal DM MEF del 31 dicembre 1988, che tenga conto della più breve vita utile dei beni ad alto contenuto tecnologico.
  • Modificare l’iper ammortamento, attualmente a sostegno prevalentemente degli investimenti in macchinari, prevedendo una premialità per l’innovazione data‐driven dei processi produttivi in chiave 4.0, con rinnovata attenzione alle tematiche della sicurezza sul lavoro, dell’ergonomia e dell’automazioni collaborativa.
  • Introdurre una misura di semplice e immediato accesso per sostenere le attività di innovazione delle imprese di piccole dimensioni, favorendo, tra gli altri, gli investimenti nel campo del software strumentale alla trasformazione 4.0.
  • Elaborare una strategia sulla cyber security dedicata alle PMI definendo linee guida e strumenti di primo soccorso, per evitare i comportamenti e le prassi più esposti agli attacchi e alle frodi cyber.
  • Promuovere strumenti a sostegno delle innovazioni nelle micro e piccole imprese sotto forma di voucher per le spese in cyber security o in infrastrutture di cloud computing e big data, nonché voucher volti a introdurre in azienda competenze manageriali di elevata specializzazione nei processi produttivi 4.0.
  • Dare continuità operativa alle misure di sostegno alle PMI ‐ già introdotte dal MISE ‐ per la valorizzazione economica dei brevetti, dei disegni e dei marchi. Semplificare, introducendo un regime a forfait, l’accesso al Patent Box per le PMI.

3.2 Sostegno alle startup e ai modelli di business innovativi

  • Semplificare e digitalizzare le comunicazioni informative previste per le startup innovative dal decreto legge n. 179/2012 e valorizzare il patrimonio informativo in una logica di open data.
  • Prevedere ulteriori riduzioni di costi per le startup innovative, ad esempio esonerandole da oneri quali le tasse di concessione governativa e l’obbligo di vidimazione dei libri sociali, per tutta la durata del periodo di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese.
  • Prevedere nuove forme di semplificazione amministrativa per le PMI innovative.‐ Valutare l’introduzione di programmi di finanziamento mirati a sostenere lo sviluppo dell’avvio di imprese innovative ad elevato contenuto di conoscenza in ambito universitario.

3.3 Promozione di ecosistemi di innovazione collaborativa

  • Finanziare e rendere operativi i Competence Center al fine di ampliare l’offerta di servizi di trasferimento tecnologico e intercettare attraverso gli stessi i fondi europei sulla ricerca e in ambito digitale, anche in raccordo con i Digital Innovation Hubs europei.
  • Rafforzare e monitorare l’azione di coordinamento dei Competence Center e dei Digital Innovation Hub con le diverse Istituzioni già esistenti (Parchi scientifici, Incubatori certificati e non, UTT, etc.) per ampliare l’offerta di servizi dedicati alle PMI.
  • Potenziare gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) e favorire la formazione orizzontale del personale degli UTT su Trasferimento Tecnologico e soft skills.

3.4 Sviluppo delle competenze

  • Dare continuità temporale al credito d’imposta per la formazione e prevedere aliquote agevolative applicate in misura inversamente correlata alle dimensioni aziendali, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 31 del Regolamento C.E. n. 651/2014 del 17 giugno 2014.
  • Rafforzare il ruolo degli ITS e il ruolo della formazione terziaria professionalizzante nell’organizzazione di corsi di formazione per lavoratori con competenze elevate a disposizione del mercato.
  • Rafforzare i legami tra le piccole e le medie imprese e le scuole di istruzione superiore per promuovere l’innovazione, per esempio, attraverso la promozione di programmi di apprendistato per laureati (apprendistato di terzo livello, attualmente sottoutilizzato) e i dottorati industriali.

3.5 Accesso ai capitali finanziari e rafforzamento dei canali alternativi

  • Convogliare una quota del risparmio dei Fondi previdenziali e assicurativi verso le PMI ad alto potenziale, rafforzando l’asset allocation verso investimenti alternativi (private equity, private debt e venture capital), anche attraverso la creazione di una piattaforma pubblica che favorisca forme di aggregazione tra fondi pensione e casse di previdenza;
  • Rendere più agevole l’utilizzo dell’agevolazione fiscale dei PIR da parte degli investitori istituzionali e convogliare le risorse dei PIR verso startup e imprese non quotate, o direttamente o per il tramite di private equity e venture capital, prevedendo vincoli di investimento delle risorse provenienti dai PIR in strumenti illiquidi o alternativi o innalzando l’attuale percentuale investibile in strumenti illiquidi.
  • Potenziare il mercato del venture capital, anche tramite un maggiore attivismo della finanza pubblica, ad esempio con strumenti quali i “Fondi di Fondi”.‐ Indirizzare una quota delle risorse (ovvero creare una riserva) del Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività a favore delle imprese di micro e piccole dimensioni.
  • Sostenere lo sviluppo di strumenti alternativi come quelli offerti dal fintech.

3.6 Economia circolare

  • Razionalizzare e armonizzare ‐ a livello nazionale e regionale ‐ la normativa ambientale in materia di rifiuti per fornire alle imprese un quadro certo in cui operare.
  • Sviluppare la regolamentazione dell’End of Waste al fine di favorire il mantenimento nel ciclo produttivo delle risorse materiali e di sviluppare il mercato delle materie prime secondarie.
  • Aggiornare il sistema della responsabilità estesa del produttore in linea con le nuove disposizioni europee e con la diffusione del modello circolare in modo da massimizzare l’efficienza della filiera del recupero dei materiali e prevedere sistemi di controllo, anche tramite l’istituzione di un’eventuale Authority ad hoc, al fine di garantire un continuo miglioramento dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi e quindi dei risultati in termini di circolarità.
  • Promuovere e diffondere la conoscenza sul valore economico e sulle opportunità per le imprese derivanti dall’adozione dei modelli di economia circolare.
  • Diffondere le opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione, anche utilizzando le misure del Piano Impresa 4.0.

3.7 Internazionalizzazione

  • Puntare sulle competenze abilitanti per accrescere la platea delle PMI esportatrici, anche dando continuità al voucher per il Temporary Export Manager.
  • Potenziare la tutela della proprietà intellettuale delle aziende all’estero.
  • Rafforzare l’azione di formazione delle imprese sulle potenzialità per l’export della digital economy dando maggiore visibilità ai prodotti di qualità italiani presso i grandi portali e/o piattaforme aggregatrici dell’e‐commerce mondiale.

 

*fonte sito del MISE Garante per le MicroPMI, on line la relazione“.

Si raccomanda di far riferimento al documento ufficiale: Relazione del Garante delle MicroPMI.

TÜV Intercert e MTIC Intercert ritengono fondamentale avere le giuste conoscenze e competenze per poter affrontare i nuovi paradigmi organizzativi e produttivi che le nuove tecnologie abilitanti la quarta rivoluzione industriale presentano.

I nuovi corsi di formazione in programma da ottobre:

 

by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager TÜV Intercert e MTIC Intercert

 

 

 

 

 

 

 

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FIGURA PROFESSIONALE HSE MANAGER – News N° 2 MTIC Academy

MTIC Academy – News N°2 : HSE Manager.

TÜV InterCert e MTIC Intercert ritengono importanti i temi che riguardano la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e l’ambiente, poiché fondamentali per i lavoratori, le organizzazioni e per la società.

In questi ambiti, figure professionali come l’HSE Manager potranno avere un ruolo importante. In virtù delle competenze di alto livello necessarie a svolgere attività nell’ambito della sicurezza occupazionale e dell’ambiente, queste figure professionali dovranno seguire percorsi formativi di qualità.

L’UNI, con la pubblicazione della norma UNI 11720:2018, ha voluto definire un quadro di riferimento certo e univoco per l’individuazione dell’attività professionale del Manager HSE, “Health, Safety & Environment”: una figura professionale in grado di intercettare la domanda di quelle organizzazioni che vedono sempre più l’integrazione tra i temi della sicurezza, della salute e dell’ambiente come la modalità più efficiente ed efficace per perseguire la conformità legislativa e le strategie aziendali, in una prospettiva di miglioramento continuo.

Il Manager HSE rappresenta la figura di riferimento per:

  • il coordinamento
  • la consulenza
  • il supporto gestionale

per l’implementazione e l’integrazione dei processi legati alla salute, alla sicurezza ed all’ambiente, con l’obiettivo di concorrere all’efficienza complessiva dell’organizzazione.

Il Manager HSE, in funzione dei propri compiti ed attività prevalenti, supporta l’organizzazione nelle seguenti fasi:

  • definizione della strategia aziendale/imprenditoriale (funzionalità ex ante), anticipando i rischi delle diverse alternative decisionali
  • gestione operativa e nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi per i lavoratori, per l’ambiente e per il patrimonio aziendale (funzionalità ex post), coerentemente con le normative vigenti.

 

Il Manager HSE promuove e sostiene le strategie in ambito HSE in linea con le politiche stabilite dall’organizzazione e ne coordina l’implementazione, contribuendo allo sviluppo, all’attuazione ed all’integrazione delle modalità adottate per la gestione dei processi HSE.

ln particolare la norma delinea i seguenti due profili professionali del Manager HSE:

  • Manager HSE Operativo
  • Manager HSE Strategico

 

Il Manager HSE Operativo, svolge la propria attività in una posizione organizzativa dotata di una piena autonomia decisionale relativamente alla gestione di aspetti operativi ma limitata con riferimento agli aspetti strategici che sono definiti e decisi ad un livello più elevato dell’organizzazione.

Il Manager HSE Strategico, opera invece in una posizione organizzativa dotata di piena autonomia decisionale con riferimento alle scelte strategiche dell’organizzazione in ambito HSE. Il suo ruolo è individuato dal vertice dell’organizzazione (l’alta direzione aziendale) allo scopo di disporre di una figura professionale che possa supportarla nella definizione delle scelte strategiche e dei relativi obiettivi in ambito HSE.

L’UNI ha stilato, inoltre, un elenco dei contenuti formativi indispensabili per poter svolgere la professione del Manager HSE.

Coloro che nel corso della loro vita professionale hanno già sviluppato un proprio bagaglio di conoscenze negli ambiti previsti per il profilo di Manager HSE, possono costruire un proprio percorso per completare eventuali scostamenti di conoscenza rispetto ai requisiti minimi.

I cinque moduli formativi riguardano le seguenti aree

  1. organizzativa gestionale
  2. giuridico-amministrativa
  3. tecnica in materia di sicurezza sul lavoro
  4. tecnica in materia di salute occupazionale
  5. Tecnica in materia ambientale

 

TÜV InterCert e MTIC Intercert ritengono fondamentale avere le giuste conoscenze e competenze per poter affrontare i nuovi paradigmi organizzativi e produttivi che le nuove tecnologie abilitanti la quarta rivoluzione industriale presentano.

I nuovi corsi di formazione in programma da ottobre:

RSPP Machinery Expert – Reggio Emilia (RE), 17-18-19 ottobre 2018

SME – Safety Machinery Expert – Rho (Milano)

FSE – Functional Machinery Engineer – Rho (Milano), 9-10-11-12 Ottobre 2018

by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager TÜV InterCert and MTIC Intercert

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MTIC Academy News: CCIA Cuneo – BANDO PER LE CERTIFICAZIONI VOLONTARIE – Scadenza 31 gennaio 2019

MTIC Academy ritenendo importanti dare informazioni alle imprese sui temi delle Certificazioni di prodotto e sistema, segnala il Bando della Camera di Commercio di Cuneo che prevede la corresponsione di contributi per le imprese che adottano una Certificazione volontaria di prodotto o di processo.

TÜV Intercert e MTIC Intercert con tutti i loro rispettivi accreditamenti e notifiche possono essere di supporto alle imprese che vogliono utilizzare il bando della CCIA di Cuneo potendo offrire le certificazioni di prodotto o sistema a cui il bando fa riferimento.

Si riportano i punti principali del bando ricordando di fare sempre riferimento al bando ufficiale e alla sezione bandi presente sul sito della CCIA di Cuneo.

Soggetti beneficiari

Sono ammesse a presentare domanda le imprese aventi sede o unità locale cui è riferita l’attività oggetto di contributo in provincia di Cuneo, regolarmente iscritte al Registro Imprese e in regola con il pagamento del diritto annuale. L’impresa deve risultare attiva al momento della liquidazione del contributo. Non possono partecipare al bando le imprese beneficiarie del bando certificazioni volontarie 2017 (cod. 1701).

Non possono partecipare al presente bando le imprese che hanno in corso la fornitura di servizi a favore della Camera di commercio, anche a titolo gratuito, e per tutta la durata del contratto di fornitura.

Non possono comunque accedere alle agevolazioni le imprese sottoposte a procedure concorsuali, in stato di liquidazione volontaria o che rientrino nella categoria delle “imprese in difficoltà” secondo la definizione comunitaria.

Non sono ammessi a presentare domanda i soggetti iscritti unicamente al Repertorio delle Notizie economiche e amministrative (REA). Ciascuna impresa può presentare una sola domanda di contributo.

Spese ammissibili

Le spese sostenute e fatturate nel periodo compreso tra il 1°/01/2018 e il 31/12/2018, le cui tipologie sono specificate nell’allegato al presente bando. Le spese ammissibili devono essere riferite esclusivamente alla sede e/o unità locali ubicate in provincia di Cuneo.

Presentazione delle domande e documentazione

Le domande possono essere presentate a partire dal giorno 19/03/2018 fino al 31/01/2019, salvo chiusura anticipata per esaurimento fondi.

CERTIFICAZIONI VOLONTARIE

Le certificazioni volontarie ammesse sono:

  1. certificazioni di sistemi di gestione qualità: certificazione seconda la norma UNI EN ISO 9001;
  2. certificazioni ambientali: marchio EMAS o certificazione secondo la norma UNI EN ISO 14001;
  3. certificazioni sistemi gestione salute e sicurezza: certificazione secondo la norma OHSAS 18001;
  4. linee guida UNI-INAIL o modello organizzativo e gestionale di cui all’art. 30 del D.Lgs. 81/08 secondo le procedure semplificate di cui al D.M. 13/2/2014;
  5. responsabilità sociale ed etica: certificazione secondo la norma SA8000;
  6. certificazioni FSC (Forest Stewardship Council) – PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes); gestione responsabile delle foreste e catena di custodia dei prodotti;
  7. sicurezza alimentare: certificazioni UNI EN ISO 22000:2005, UNI EN ISO 22005/2008, schema di certificazione FSSC 22000, BRC e IFS, Standard Global-GAP, certificazioni volontarie carni CE 653/2014;
  8. certificazioni Halal (islamici), certificazioni Kosher (ebrei);
  9. sicurezza delle informazioni: certificazione secondo la norma UNI CEI ISO 27001:2006;
  10. sistemi di gestione dell’energia – Energy Management System (EnMs): certificazione secondo la norma UNI CEI EN ISO 50001/2011;
    1. la consulenza per la redazione di diagnosi energetica condotta da società di servizi energetici, esperti in gestione dell’energia o auditor energetici e da ISPRA relativamente allo schema volontario EMAS (art. 8 del D.lgs. 102/2014);
  11. implementazione del sistema di valutazione di cui al regolamento UE n. 995 del 20/10/2010 (Due Diligence) sul legno e derivati;
  12. certificazione norma EN1176 per attrezzature ludiche ad uso pubblico;
  13. schemi di qualificazione del sistema camerale (TF Traceability & Fashion, Edilizia sostenibile, Affidabilità & Efficienza, GreenCare).

 

Scarica il testo del bando

Per tutti gli approfondimenti e per le informazioni ufficiali andare sul sito della CCIA di Cuneo sezione bandi.

by Oliviero Casale – Marketing and Training TÜV Intercert e MTIC Intercert 

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PROFESSIONE HSE MANAGER – Rilasciata la nuova Norma UNI 11720:2018

Professione: HSE Manager, 19 luglio 2018 UNI pubblica la nuova norma UNI 11720:2018.

Il 19 luglio 2018 è stata pubblicata sul sito dell’UNI la nuova norma UNI 11720 che riguarda le figure professionali del Mager HSE Operativo e del Manager HSE Strategico, ossia professionisti che abbiano le conoscenze, abilità e competenze per garantire la gestione complessiva e integrata dei processi e sotto processi in ambito HSE ovvero “Health, Safety & Environment”.

La norma UNI 11720:2018 “Attività professionali non regolamentate – Manager HSE (Health, Safety, Environment) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza” entrata in vigore il 19 luglio 2018 definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Manager HSE, ossia di un professionista che ha le conoscenze, abilità e competenze che garantiscono la gestione complessiva e integrata dei processi e sotto processi in ambito HSE.

I requisiti in termini di conoscenze, abilità e competenze comuni e distintivi per i due profili sono definiti a partire dai compiti e dalle relative attività in conformità a quanto previsto dal Quadro Europeo delle Qualifiche (European Qualification Framework – EQF) in modo da agevolare i processi di valutazione e convalida dei risultati dell’apprendimento.

 

In considerazione dell’importanza per la società e per le organizzazioni degli aspetti della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e dell’ambiente, rimarcata a livello internazionale dal rilascio di norme di sistema specifiche recepite in Italia dall’UNI con le norme UNI EN ISO 14001:2015 “Sistemi di gestione ambientale – Requisiti e guida per l’uso” e nel 2018 della norma UNI ISO 45001:2018 “Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro – Requisiti e guida per l’uso”, il riconoscimento di una certificazione per le figure manageriali ed operative in ambito HSE è un importante passo in avanti.

La Figura dell’HSE Manager, quindi, è una figura che deve conoscere e saper gestire i vari aspetti delle tematiche riguardanti la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e dell’ambiente in modo integrato. Il Manager HSE, quindi, deve avere conoscenze degli aspetti legali, normativi, tecnici, organizzativi e competenze gestionali, relazionali, di leadership e di coordinamento per migliorare le politiche e l’efficienza della sicurezza aziendale.

Avere organizzazioni sicure per la salute e sicurezza dei lavoratori e per l’ambiente migliora sia il clima lavorativo interno, con conseguenti benefici in termini di minori infortuni e maggiore efficienza, ma anche il rapporto con tutte le parti interessate.

L’HSE Manager, quindi, si può considerare una figura strategica e fondamentale per le organizzazioni.

by Oliviero Casale

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Comunicato ufficiale : Annullata la collaborazione con Total Utility for Verification

Annullata la collaborazione con Total Utility for Verification

Con la presente desideriamo informare tutti i nostri Partner e Clienti che la collaborazione con la Società egiziana Total Utility for Verification è stata annullata a far data dal 1^ luglio 2018.

Dopo tale data, Total Utility for Verification non è autorizzata a condurre alcuna attività di Certificazione per nome e per conto del TÜV InterCert GmbH, pertanto eventuali certificati emessi con data successiva al 1^ luglio 2018 non possono considerarsi autorizzati dal TÜV InterCert GmbH.

Ringraziamo per l’attenzione.

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Scarica il testo 2018 “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” dell’INAIL

TÜV Intercert e MTIC Intercert ritengono importante la pubblicazione dell’INAIL che riguarda i “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” di sicuro interesse per i lavoratori che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici e per i lavoratori che svolgono la propria attività nei pressi di tali impianti, pur non avendo direttamente a che fare con essi.

Nella pubblicazione dell’INAIL “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” viene rappresentato che:

Il rischio elettrico è qualcosa a cui la maggior parte dei lavoratori sono esposti solo a seguito del venir meno delle barriere di sicurezza di cui sono stati dotati in fase realizzativa gli impianti o le apparecchiature, pertanto solo a seguito di un’errata realizzazione o di incuria nell’uso.

Vi sono invece lavoratori, come quelli che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici, che hanno particolarmente a che fare con il rischio elettrico durante l’attività lavorativa.

Il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.) dedica un intero “Capo” (il III del Titolo III) all’attenzione che il datore di lavoro deve dedicare alla riduzione del possibile rischio elettrico.

Con la pubblicazione del d.lgs. 81/2008 e delle norme CEI 11-15 e CEI 11-27, IV Edizione, e con il recepimento della norma En 50110-1:2013, sono a disposizione dei datori di lavoro tutte le disposizioni legislative e normative da mettere in atto per ridurre il rischio nei lavori con rischio elettrico.

L’Inail ha preso parte all’evoluzione della normativa e svolge attività di ricerca e di formazione sulla valutazione del rischio anche in tale campo. Il presente lavoro ha lo scopo di presentare:

• le disposizioni legislative e normative,

• esempi e procedure per la sicurezza dei lavoratori.

*fonte INAIL

Per scaricare il testo basta cliccare su : “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” .

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MTIC Academy : Pubblicata la nuova ISO 19011:2018

MTIC Academy segnala che con data 3 luglio 2018 sul sito dell’ISO è stata pubblicata la nuova ISO 19011:2018 “Guidelines for auditing management system” che sostituisce la precedente versione del 2011.

La nuova edizione della norma ISO 19011:2018, che sostituisce la precedente del 2015, è una guida per gli audit dei Sistemi di Gestione.

Tutte le nuove norme ISO per i Sistemi di Gestione devono basarsi sulla cosiddetta HLS (High Level Structure), come fissato dalle Direttive ISO/IEC, Parte I, nell’Annex SL, in cui vengono enfatizzati i concetti come quelli di “comprensione del contesto”, “identificazione delle parti interessate”, “rischi e opportunità”, “approccio per processi”, “leadership”.

La terza edizione della norma UNI EN ISO 19011 rispetto alla precedente si caratterizza per le seguenti novità:
– inserimento dell’approccio basato sul rischio (risk-based approach) fra i principi dell’audit;
– estensione della parte relativa alla gestione del programma di audit, inclusa la gestione dei rischi e opportunità del programma di audit
– estensione della sezione sulla conduzione dell’audit, con particolare riguardo alle fasi di pianificazione operativa e coordinamento degli audit
– estensione dei requisiti generali di competenza degli auditor e contestuale eliminazione dell’appendice contenente i requisiti di competenza per l’audit degli specifici tipi di sistemi di gestione (in coerenza con lo sviluppo della serie EN ISO/IEC 17021);
– aggiornamento della terminologia, per riflettere meglio la logica del processo di audit
– introduzione, come appendice, di una guida sui nuovi e più importanti concetti e strumenti applicabili al processo di audit, fra cui: il contesto dell’organizzazione, la leadership e l’impegno, gli audit virtuali, la conformità legislativa, la catena di fornitura.

1 Scope
This document provides guidance on auditing management systems, including the principles of auditing, managing an audit programme and conducting management system audits, as well as guidance on the evaluation of competence of individuals involved in the audit process. These activities include the individual(s) managing the audit programme, auditors and audit teams.
It is applicable to all organizations that need to plan and conduct internal or external audits of management systems or manage an audit programme.
The application of this document to other types of audits is possible, provided that special consideration is given to the specific competence needed.

*by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager MTIC Intercert – TÜV Intercert

 

 

 

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MTIC Academy segnala la Brochure dell’UNI sulla UNI ISO 45001:2018

Lunedì 2 luglio 2018.

MTIC Academy segnala la brochure dell’UNI sulla ISO 45001:2018.

Sul sito dell’UNI è disponibile la brochure informativa sulla nuova norma UNI ISO 45001:2018 che vuole dare indicazioni sull’importanza per le organizzazioni di implementare dei Sistemi di Gestione della Salute e Sicurezza sul lavoro per gestire al meglio i rischi e a migliorare le loro prestazioni in materia attraverso la creazione e l’attuazione di politiche e di obiettivi efficaci.

Per comprendere meglio l’importanza della UNI ISO 45001 vengono riportati di seguito alcuni punti della Brochure UNI.

La UNI ISO 45001 è la prima norma internazionale per la salute e la sicurezza nei luoghi di lavoro. Stabilisce un quadro per migliorare la sicurezza, ridurre i rischi in ambito lavorativo e migliorare la salute ed il benessere dei lavoratori, permettendo così alle organizzazioni di aumentare in modo proattivo le performance in materia di salute e sicurezza.

 

 

 

 

 

 

Per chi è la UNI ISO 45001?

La norma si applica a qualsiasi organizzazione, indipendentemente dalle dimensioni, dal settore di appartenenza e dalla natura delle sue attività ed è progettata per essere integrata nei processi di gestione già esistenti: adotta infatti la stessa “struttura di alto livello” (High Level Structure – HLS) delle altre norme ISO sui sistemi di gestione come la UNI EN ISO 9001 (gestione per la qualità) e la UNI EN ISO 14001 (gestione ambientale).

 

 

 

Quali sono i vantaggi?

I potenziali benefici derivanti dall’applicazione della norma includono:

 

  • la riduzione degli incidenti sul lavoro,
  • la diminuzione dell’assenteismo e del turnover e quindi una più alta produttività,
  • la riduzione dei costi dei premi assicurativi,
  • la creazione di una cultura della prevenzione, della salute e della sicurezza che incoraggi i lavoratori a svolgere un ruolo attivo,
  • un miglioramento del morale dei lavoratori,
  • il maggiore impegno dei vertici aziendali a migliorare le performance di salute e sicurezza sul lavoro,
  • la capacità di soddisfare gli obblighi legali e normativi dell’organizzazione,
  • un miglioramento dell’immagine e dell
    a reputazione.

 

 

E’ differente dagli altri documenti sulla salute e sicurezza sul lavoro?

La UNI ISO 45001 è stata elaborata tenendo in considerazione altri documenti sul tema, come le linee guida ILO-OSH 2001 dell’International Labour Organization, la OHSAS 18001 e diverse norme nazionali.

Inoltre è anche conforme ai documenti internazionali ILO di taglio più generale sul lavoro. Sviluppata all’interno del sistema di normazione ISO con il contributo di esperti provenienti da più di 70 Paesi nel mondo, la norma fornisce un quadro internazionale che tiene conto dell’interazione tra un’organizzazione e il suo ambiente di business.

La UNI ISO 45001 adotta un approccio basato sul rischio che garantisce l’efficienza e il miglioramento continuo del sistema di gestione, per rispondere alla continua evoluzione del contesto in cui opera un’organizzazione.

 

 

La posso integrare nel mio sistema di gestione?

La norma condivide la cosiddetta “struttura di alto livello” (HLS), i testi “di base” nonché gli stessi termini e definizioni con le norme ISO sui sistemi di gestione aggiornate più di recente (ad esempio UNI EN ISO 9001 e UNI EN ISO 14001 del 2015). Questa struttura è progettata per facilitare l’integrazione di nuove aree tematiche e nuovi ambiti nei sistemi di gestione già consolidati. Inoltre, la UNI ISO 45001 è stata progettata per allinearsi il più possibile alla UNI EN ISO 14001 in quanto è riconosciuto che molte organizzazioni tendono ad accorpare le due funzioni di gestione ambientale e di sicurezza e salute sul lavoro. Questo semplificherà l’adozione della UNI ISO 45001, in particolare da parte delle 22.000 organizzazioni italiane che hanno certificato la conformità del proprio sistema di gestione ambientale alla UNI EN ISO 14001 e delle altre decine di migliaia di organizzazioni che comunque hanno familiarità con la norma.

Dove iniziare?

Se si intende applicare la UNI ISO 45001, ecco alcuni suggerimenti per iniziare:

1. eseguire un’analisi del contesto dell’organizzazione riguardante la salute e sicurezza sul lavoro (per esempio, le parti interessate)

così come dei fattori interni ed esterni che possono avere un impatto sulle attività;

2. stabilire il perimetro di applicazione del sistema di gestione, tenendo ben presenti gli obiettivi che si vorrebbero raggiungere;

3. definire la politica e gli obiettivi di salute e sicurezza;

4. definire i tempi di attuazione del sistema di gestione e pianificare come raggiungere l’obiettivo;

5. definire le carenze in termini di competenze e/o risorse che è necessario colmare prima dell’applicazione della norma.

Nella Brochure UNI vengono riportati alcuni stralci dell’Appendice A (informativa) della norma UNI ISO 45001, che è una guida al suo utilizzo.

A.4.3 Determinare il campo di applicazione del sistema di gestione per la SSL

Un’organizzazione ha la libertà e la flessibilità di definire i limiti e l’applicabilità del sistema di gestione per la SSL. I limiti e l’applicabilità possono includere l’intera organizzazione, oppure una o più parti specifiche dell’organizzazione, purché l’alta direzione di quella parte dell’organizzazione abbia le proprie funzioni, responsabilità e autorità per stabilire un sistema di gestione per la SSL. La credibilità del sistema di gestione per la SSL dell’organizzazione dipenderà dalla scelta dei confini. Il campo di applicazione non è da usare per escludere attività, prodotti e servizi che hanno o possono avere un impatto sulle prestazioni in termini di SSL dell’organizzazione, o per eludere i suoi requisiti legali e altri requisiti. Il campo di applicazione è una definizione effettiva e rappresentativa delle attività operative dell’organizzazione comprese entro i confini del proprio sistema di gestione per la SSL che non sia fuorviante per le parti interessate.

A.5.4 Consultazione e partecipazione dei lavoratori La consultazione e la partecipazione dei lavoratori, e, ove istituiti, dei rappresentanti dei lavoratori, possono essere fattori chiave per il successo di un sistema di gestione per la SSL e sono incoraggiati nell’ambito dei processi istituiti dall’organizzazione. La consultazione implica una comunicazione a due direzioni che coinvolga il dialogo e gli scambi. La consultazione comporta il mettere a disposizione dei lavoratori e, ove istituiti, dei rappresentanti dei lavoratori in maniera tempestiva le informazioni necessarie, per fornire un feedback informato che deve essere considerato dall’organizzazione prima di prendere una decisione. La partecipazione consente ai lavoratori di contribuire ai processi decisionali relativi alle misure delle prestazioni in termini di SSL e ai cambiamenti proposti. Il feedback sul sistema di gestione per la SSL dipende dalla partecipazione dei lavoratori. L’organizzazione assicura che i lavoratori a tutti i livelli siano incoraggiati a segnalare situazioni pericolose, in modo da poter adottare misure preventive e intraprendere azioni correttive. La ricezione di suggerimenti è più efficace se, nel fare le segnalazioni, i lavoratori non temono minacce di licenziamento, azioni disciplinari o altre ritorsioni.

 

 

E la certificazione?

Come per tutte le norme sui sistemi di gestione, la certificazione può risultare utile per dimostrare la conformità ai requisiti. Chi è già certificato OHSAS 18001 dispone di una parte degli strumenti e dei sistemi necessari per l’attuazione della UNI ISO 45001 (anche se i due documenti sono molto diversi). La UNI ISO 45001 è destinata a sostituire la OHSAS 18001 a conclusione di un periodo transitorio di 3 anni, come confermato dal regolamento internazionale IAF MD 21:2018, che definisce in maniera uniforme il processo di migrazione alla nuova norma delle certificazioni di sistema di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro rilasciate, in tutto il mondo, dagli organismi accreditati.

Riferimenti legislativi nazionali

Nella Brochure UNI vengono riportati integralmente le note nazionali dell’Appendice NA (informativa) che ricordano alcuni obblighi derivanti dalla legislazione nazionale e le chiavi di lettura dei requisiti della norma.

5.4 Consultazione e partecipazione dei lavoratori …L’organizzazione deve stabilire, attuare e mantenere uno o più processi per la consultazione e la partecipazione dei lavoratori a tutti i livelli e funzioni applicabili e, ove istituiti*, dei rappresentanti dei lavoratori, nello sviluppo, pianificazione, attuazione, valutazione delle prestazioni e delle azioni per il miglioramento del sistema di gestione per la SSL… * Nota nazionale – Alla data di pubblicazione della norma, si rimanda agli art. da 47 a 49 del Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 123 del 3 agosto 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i.

5.4 Consultazione e partecipazione dei lavoratori …Nota 4. Si riconosce che la formazione gratuita per i lavoratori e la formazione durante l’orario di lavoro, ove possibile, possono rimuovere ostacoli significativi alla partecipazione dei lavoratori*… * Nota nazionale – Alla data di pubblicazione della norma, si rimanda all’art. 37, comma 12 del Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 123 del 3 agosto 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i. (… la formazione dei lavoratori e quella dei loro rappresentanti deve avvenire, in collaborazione con gli Organismi Paritetici, ove presenti nel settore e nel territorio in cui si svolge l’attività del datore di lavoro, durante l’orario di lavoro e non può comportare oneri economici a carico dei lavoratori…).

7.2 Competenza …Nota. Le azioni applicabili possono comprendere, per esempio: il provvedere alla formazione, il mentoring, o la riallocazione delle persone attualmente impiegate oppure l’assunzione o l’incarico a contratto di persone competenti*…

* Nota nazionale – Alla data di pubblicazione della norma, la legislazione Italiana su questo aspetto disciplina la materia alla lettera l) del comma 1 dell’art. 18 del Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 123 del 3 agosto 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i., alla quale si rimanda. (…Il datore di lavoro…e i dirigenti…devono…adempiere agli obblighi di informazione, formazione e addestramento di cui agli articoli 36 e 37)…

8.1.2 Eliminazione dei pericoli e riduzione dei rischi per la SSL Nota.

In molti paesi, i requisiti legali e altri requisiti includono il requisito della fornitura gratuita ai lavoratori di dispositivi di protezione individuale (DPI)*. * Nota nazionale – Alla data di pubblicazione della norma, in applicazione della Direttiva Europea 89/391/CEE, la legislazione Italiana disciplina la materia alla lettera d) del comma 1 dell’art. 18 del Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 123 del 3 agosto 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i., alla quale si rimanda. (…Il datore di lavoro…e i dirigenti…devono…fornire ai lavoratori i necessari e idonei dispositivi di protezione individuale.) Inoltre, la Direttiva del Consiglio, del 12 giugno 1989, concernente l’attuazione di misure volte a promuovere il miglioramento della sicurezza e della salute dei lavoratori durante il lavoro (89/391/CEE), all’art. 6 comma 5 recita: “Le misure relative alla sicurezza, all’igiene e alla salute durante il lavoro non devono in nessun caso comportare oneri finanziari per i lavoratori.”

A.5.3 Ruoli, responsabilità e autorità nell’organizzazione …I lavoratori sono messi in grado di riferire in merito a situazioni pericolose in modo che si possano intraprendere azioni*. Essi sono in grado di segnalare motivi di preoccupazione alle autorità responsabili, come richiesto, senza la minaccia di licenziamento, azioni disciplinari o altre forme di ritorsione…

* Nota nazionale – Alla data di pubblicazione della norma, si rimanda all’art. 20, comma 2, lettera e) del Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 123 del 3 agosto 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i. (Obbligo per i lavoratori di “…segnalare immediatamente al datore di lavoro, al dirigente o al preposto le deficienze dei mezzi e dei dispositivi di cui alle lettere c) e d), nonché qualsiasi eventuale condizione di pericolo di cui vengano a conoscenza, adoperandosi direttamente, in caso di urgenza, nell’ambito delle proprie competenze e possibilità e fatto salvo l’obbligo di cui alla lettera f) per eliminare o ridurre le situazioni di pericolo grave e incombente, dandone notizia al rappresentante dei lavoratori per la sicurezza…”).

A.6.1.2 Identificazione dei pericoli e valutazione dei rischi e delle opportunità* * Nota nazionale – Alla data di pubblicazione della norma, la valutazione dei rischi per la salute e sicurezza sul lavoro è trattata dall’art. 28 “Oggetto della valutazione dei rischi”, del Decreto Legislativo 81 del 9 aprile 2008 “Attuazione dell’articolo 1 della Legge 123 del 3 agosto 2007 in materia di tutela della salute e della sicurezza nei luoghi di lavoro” e s.m.i..

Nella Brochure dell’UNI sono inoltre presenti alcune importanti citazioni tra cui:

“””La pubblicazione della UNI ISO 45001 può essere considerato un nuovo punto di inizio che apre nuove possibilità e nuovi scenari su cui lavorare, a livello nazionale e internazionale, per migliorare le performance di prevenzione nelle imprese e contrastare efficacemente il triste fenomeno degli infortuni e delle malattie professionali. L’esperienza ha sin qui mostrato che le imprese che hanno adottato l’approccio gestionale proposto dalla OHSAS 18001 hanno visto migliorare il proprio andamento infortunistico rispetto alla media. La UNI ISO 45001, con il suo focus su leadership, coinvolgimento dei lavoratori, valutazione dei rischi, gestione dell’outsourcing, rafforza l’approccio gestionale e organizzativo per sostenere l’adozione di una cultura di impresa che guardi alla salute e alla sicurezza sul lavoro non solo come a un adempimento normativo, ma come una parte essenziale dei processi lavorativi e a un’opportunità di miglioramento e crescita complessiva delle performance aziendali. La UNI ISO 45001 può contribuire a ciò anche in virtù della sua struttura integrata con quella delle norme di gestione per la qualità e per l’ambiente. Importante è anche l’appendice nazionale, redatta in sede di adozione, che aiuta nel fornire una corretta relazione con il quadro legislativo. La gestione della sicurezza inserita e integrata nella gestione complessiva delle aziende può generare un nuovo modello di competitività sostenibile che occorre sostenere e perseguire.”””
Fabrizio Benedetti Coordinatore Generale Consulenza tecnica accertamento rischi e prevenzione centrale INAIL

“””La UNI ISO 45001 è un progresso rispetto alla OHSAS 18001 verso l’eccellenza nei sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro e può essere una leva “culturale” che dimostra ai datori di lavoro come rinnovare il proprio SGSL sia un’opportunità da perseguire per i numerosi benefici che comporta. Interpretando appieno lo spirito dell’approccio al rischio proposto dalla HLS, compone la visione tradizionale delle minacce alla salute e sicurezza sul lavoro – legata a pericoli e relative conseguenze – con quella più ampia di una gestione del rischio volta a cogliere le opportunità potenziali che si presentano nei vari ambiti della vita dell’organizzazione, mentre si fronteggiano gli effetti indesiderati. L’insieme delle due consente prestazioni superiori rispetto all’applicazione separata. Consente di trattare aspetti quali il benessere e la qualità della vita dei lavoratori, pur non essendo dei requisiti. Il rispetto delle leggi in materia è specificato nello scopo e campo di applicazione ed è ribadito numerose volte lungo tutta la norma. È base ineludibile per costruire sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro UNI ISO 45001, i cui requisiti hanno come obiettivo il miglioramento delle prestazioni, andando ben oltre la sola conformità legislativa. La UNI ISO 45001 ancora una volta ribadisce con forza il principio che la sicurezza non è un costo, bensì un investimento.”””

Gennaro Bacile di Castiglione Esperto designato dal Consiglio Nazionale degli Ingegneri negli organi tecnici UNI, iscritto all’Ordine degli Ingegneri di Monza e Brianza

“””L’analisi del contesto, introdotta al par. 4.1 della UNI ISO 45001, chiarisce che le strategie aziendali, messe in atto per perseguire la tutela della salute e sicurezza dei lavoratori nell’ambito di un efficace sistema di gestione conforme alla norma, sono influenzate da fattori sia interni che esterni all’organizzazione. L’obiettivo dell’analisi è quello di individuare e comprendere i fenomeni che possono influenzare, positivamente o negativamente, le modalità con cui l’azienda affronta le proprie responsabilità in materia di salute e sicurezza dei lavoratori. In particolare, l’analisi del contesto interno considera le politiche adottate dall’organizzazione nell’approccio con i lavoratori, gli appaltatori, i clienti e tutte le parti interessate, mentre il contesto esterno comprende gli aspetti derivanti dalla legislazione vigente, il contesto sociale, le variazioni economiche nel mercato, gli eventi che possono influire sull’immagine aziendale e le innovazioni tecnologiche, che hanno un impatto potenzialmente rilevante per la prevenzione e il contrasto del fenomeno infortunistico. Tutti i fattori individuati dall’analisi del contesto potranno essere riportati all’alta direzione aziendale, per avviare delle indagini specifiche (es. brainstorming) e far emergere le idee valide per la risoluzione di eventuali problematiche, indirizzando l’organizzazione stessa ad adottare strategie vincenti per un efficace sistema di gestione della salute e sicurezza dei lavoratori.”””
Irene Uccello Funzionario Tecnico Dipartimento Certificazione e Ispezione di Accredia

fonte: http://www.uni.com/index.php?option=com_content&view=article&id=7049

Scarica la Brochure UNI sulla norma UNI ISO 45001

*si raccomanda di fare sempre riferimento al testo originale della Brochure dell'UNI sulla nuova norma  UNI ISO 45001:2018

TUV Intercert e MTIC Intercert ritengono che uno degli aspetti importanti per affrontare l’implementazione di un nuovo Sistema di Gestione per la Salute e Sicurezza o per la transizione dalla OHSAS 18001 sia la “formazione”.

Seguici per conoscere a breve le date dei Corsi di Formazione della MTIC Academy sulla nuova Norma UNI ISO 45001.

*by Oliviero Casale

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FORMAZIONE 4.0 – Credito d’imposta decreto attuativo del 4 maggio 2018

Formazione 4.0: credito d’imposta del 40% nel limite massimo di 300.000 euro per ciascun beneficiario.

Il Ministero delle Sviluppo Economico con il decreto attuativo del 4 maggio 2018, pubblicato in gazzetta ufficiale del 22 giugno 2018, ha definito le disposizioni applicative del credito d’imposta per la FORMAZIONE 4.0 introdotto dalla legge di bilancio 2018.

Il decreto definisce le modalità per poter beneficiare del credito d’imposta relativo alle spese di formazione del personale dipendente nel settore delle tecnologie innovative previste dal Piano nazionale industria 4.0 (ora Piano nazionale impresa 4.0), sostenute nel 2018, introdotto dall’ultima legge di bilancio (articolo 1, commi da 46 a 56, legge 205/2017).

Beneficiari
Possono beneficiarie dell’agevolazione tutte le imprese residenti in Italia (incluse le stabili organizzazioni di soggetti non residenti), indipendentemente dall’attività economica esercitata, dalla natura giuridica, dalle dimensioni, dal regime contabile e dalle modalità di determinazione del reddito.

Possono accedere al bonus, in relazione al personale dipendente impiegato anche non esclusivamente in tali attività, anche gli enti non commerciali, che esercitano attività commerciali.

Non rientrano nell’ambito soggettivo dell’agevolazione, invece, le “imprese in difficoltà”, come definite dalla normativa europea (cfr. articolo 2, punto 18, regolamento Ue n. 651/2014).

Attività agevolabili
Sono agevolabili tutte le attività di formazione “finalizzate all’acquisizione o al consolidamento, da parte del personale dipendente dell’impresa, delle competenze nelle tecnologie rilevanti per la realizzazione del processo di trasformazione tecnologica e digitale delle imprese previsto dal Piano nazionale impresa 4.0” relative alle seguenti tecnologie:
• big data e analisi dei dati
• cloud e fog computing
• cyber security
• simulazione e sistemi cyber-fisici
• prototipazione rapida
• sistemi di visualizzazione, realtà virtuale (Rv) e realtà aumentata (Ra)
• robotica avanzata e collaborativa
• interfaccia uomo macchina
• manifattura additiva (o stampa tridimensionale)
• internet delle cose e delle macchine
• integrazione digitale dei processi aziendali.

Vantaggi
Un credito d’imposta del 40% nel limite massimo di 300.000 euro per ciascun beneficiario delle spese relative al personale dipendente impegnato nelle attività di formazione 4.0 ammissibili, limitatamente al costo aziendale riferito alle ore o alle giornate di formazione.

Le attività di Formazione 4.0 saranno agevolabili solamente se siano espressamente disciplinato da contratti collettivi aziendali o territoriali, depositati presso l’Ispettorato del lavoro territorialmente competente.

Scarica il Decreto Attuativo del 14 maggio 2018
Scarica il Relazione illustrativa del decreto 14 maggio 2018

fonte: http://www.sviluppoeconomico.gov.it/index.php/it/incentivi/impresa/credito-d-imposta-formazione*

by : Oliviero Casale MTIC IntercertTUV Intercert

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18 giugno 2018 rilasciata la nuova ISO 22000 : 2018 Sistemi di Gestione Sicurezza Alimentare

18 giugno 2018 rilasciata la nuova ISO 22000 : 2018 Sistemi di Gestione Sicurezza Alimentare

Premessa:

18 Giugno 2018: è stata pubblicata la nuova norma ISO 22000:2018Sistemi di Gestione per la sicurezza alimentare.

La ISO 22000:2018 è uno Standard internazionale, che cancella e sostituisce la ISO 22000:2005, sviluppata con l’intento di armonizzare i differenti schemi HACCP con gli standard per la verifica della Sicurezza Igienica. Le organizzazioni certificate con lo standard ISO 22000:2015 hanno tre anni dalla data di pubblicazione per passare alla nuova versione.

Le principali modifiche proposte allo standard includevano modifiche alla sua struttura e chiarimenti su concetti chiave come:

  • Utilizzo della struttura di alto livello (HLS) dell’ISO: per rendere la vita più semplice alle aziende che utilizzano più di uno standard di sistema di gestione, la nuova versione di ISO 22000 segue la stessa struttura di tutti gli altri standard del sistema di gestione ISO, l’High Level Structure (HLS).
  • L’approccio al rischio: lo standard include ora un approccio diverso alla comprensione del rischio. La norma opererà una distinzione tra il rischio a livello operativo (attraverso il metodo HACCP-Hazard Analysis Critical Control Point) e il rischio a livello strategico del sistema di gestione (rischio d’impresa), con la sua capacità di cogliere le opportunità al fine di raggiungere specifici obiettivi;
  • Il ciclo PDCA: lo standard chiarisce il ciclo Plan-Do-Check-Act, avendo due cicli separati nello standard che lavorano insieme: uno copre il sistema di gestione e l’altro, coprendo i principi dell’HACCP.
  • Il processo operativo: viene fornita una chiara descrizione delle differenze tra termini chiave quali i Critical Control Point (CCP), Operational Prerequisite Programmes (OPRPs) e Prerequisite Programmes (PRPs).

 

*fonte: https://www.iso.org/iso-22000-revision.html

Jacob Faergemand, presidente del comitato tecnico ISO / TC 34, Prodotti alimentari, sottocomitato 17, Sistemi di gestione per la sicurezza alimentare, che ha sviluppato lo standard, afferma:

 “Per soddisfare le esigenze del mercato in materia di sicurezza alimentare, lo standard ISO 22000 è stato creato dalle parti interessate coinvolte in organizzazioni per la sicurezza alimentare: governance, consumatori, consulenza, industria e ricerca. Quando uno standard per il sistema di gestione della sicurezza alimentare è sviluppato dalle parti interessate, è sicuro che i requisiti del mercato saranno soddisfatti.”

*libera traduzione

La nuova ISO 22000:2018

“Lo standard ISO 22000 è applicabile a tutte le organizzazioni che operano nel settore alimentare, indipendentemente dalle dimensioni o dal settore. Anche l’ISO 22000:2018 è stato concepito utilizzando la stessa Struttura ad alto livello (HLS) come negli altri standard ISO di sistema (es. ISO 9001:2015, ISO 14001:2015, ISO 50001, ISO 37001, ISO 27001, ISO 45001:2018), in modo che possa essere integrato nell’esistente sistema di gestione dell’organizzazione, ma allo stesso tempo per essere implementata da solo.”

Potenziali vantaggi dell’utilizzo dello standard

La norma ISO 22000:2018 consente alle organizzazioni di mettere in pratica un Sistema di gestione della sicurezza alimentare che aiuti a migliorare la performance generale delle aziende in materia di sicurezza alimentare ed in particolare:

  1. La capacità di fornire costantemente alimenti, prodotti e servizi sicuri, che siano conformi ai requisiti normativi;
  2. Migliore gestione dei rischi nei processi che riguardano la sicurezza alimentare,
  3. Forte legame con il Codex Alimentarius sviluppato dalle Nazioni Unite che stabilisce linee guida per i governi in materia di sicurezza alimentare.

 

Novità introdotte

Essendo molto importante che tutti gli standard internazionali siano rivisti regolarmente per adeguarsi alle nuove tendenze del mercato la nuova ISO 22000:

  1. include miglioramenti delle definizioni, comprese quelle che si allineano con il Codex Alimentarius (http://www.fao.org/home/en/);
  2. fornisce anche una nuova visione del concetto di rischio, distinguendo tra rischio a livello operativo e rischio a livello strategico di un sistema di gestione.

 

*fonte: Food safety management ISO 22000:2018 https://www.iso.org/publication/PUB100430.html

La nuova ISO 22000:2018 specifica i requisiti di un sistema di gestione della sicurezza alimentare (FSMS) per consentire ad un’organizzazione direttamente o indirettamente coinvolta nella catena alimentare di:

  1. a) pianificare, implementare, gestire, mantenere e aggiornare il sistema di gestione della sicurezza alimentare fornendo prodotti e servizi sicuri, in conformità con l’uso previsto;
  2. b) dimostrare la conformità ai requisiti legali e normativi applicabili in materia di sicurezza alimentare;
  3. c) valutare i requisiti di sicurezza alimentare reciprocamente concordati con i clienti e dimostrare la loro conformità;
  4. d) comunicare efficacemente le questioni di sicurezza alimentare alle parti interessate all’interno della catena alimentare;
  5. e) assicurare che l’organizzazione sia conforme alla politica di sicurezza alimentare dichiarata;
  6. f) dimostrare la conformità alle parti interessate rilevanti;
  7. g) richiedere la certificazione del proprio sistema di gestione della sicurezza alimentare da parte di un’organizzazione esterna, oppure effettuare un’autovalutazione o un’autocertificazione di conformità a questo documento.

 

In particolare nella nuova norma ISO 22000:2018 l’approccio per processi utilizza il ciclo PDCA secondo due livelli: il primo copre il frame generale del FSMS (Clausola 4 al paragrafo 7 e Clausola 9 al paragrafo 10); l’altro livello (pianificazione operativa e controllo) copre i processi operativi all’interno del sistema di sicurezza alimentare come descritto nella Clausola 8. La comunicazione tra i due livelli è quindi essenziale.

fonte ISO – PDCA ISO 22000:2018

*fonte: https://www.iso.org/obp/ui/#iso:std:iso:22000:ed-2:v1:en

Grazie alla certificazione di un Organismo indipendente di parte terza, quale è il TÜV InterCert GmbH- Group of TÜV Saarland, l’azienda dà credibilità degli impegni assunti con i propri clienti e le parti interessate.

@by Oliviero Casale, Stefania Ferrantelli www.mticert.org

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