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Napoli – 11 settembre 2018 – Seminario “Concessione di incentivi per il Sistema della Cultura e per l’attuazione di Processi di Innovazione per Imprese e Reti d’Imprese”

TÜV InterCert – Group of TÜV Saarland, MTIC InterCert S.r.l. partecipano con ASSINRETE in collaborazione con la Regione Campania, Camera di Commercio di Napoli, Osservatorio Nazionale Impresa e Professioni 4.0 di CONFASSOCIAZIONI, AICTT e Sviluppo Campania Spa all’organizzazione del seminario di presentazione dei bandi “Avviso per la concessione di incentivi finalizzati a sostenere le imprese operanti nel sistema produttivo della cultura e nuovi prodotti e servizi per il turismo culturale” e “Avviso per la concessione di contributi a favore delle Micro, Piccole e Medie Imprese per l’attuazione di processi di innovazione” per la concessione di incentivi rivolte alle Micro, Piccole o Medie Imprese (MPMI) e delle Reti d’Imprese.

In particolare i bandi “POR FESR 2014-2020, Asse 3, azione 3.3.2 – Avviso per la concessione di incentivi finalizzati a sostenere le imprese operanti nel sistema produttivo della cultura e nuovi prodotti e servizi per il turismo culturale”, che ha lo scopo di rafforzare e favorire lo sviluppo tecnologico di Micro, Piccole o Medie Imprese (MPMI) e delle Reti d’Imprese, che operano nella sfera del patrimonio culturale storico e artistico, delle produzioni dei contenuti culturali, della cultura materiale e delle attività correlate e “POR FESR 2014-2020, Asse 3, azione 3.5.2 – Avviso per la concessione di contributi a favore delle Micro, Piccole e Medie Imprese per l’attuazione di processi di innovazione”, per sostenere le MPMI e le Reti d’Imprese nell’implementazione e nell’adozione di soluzioni tecnologiche innovative per il miglioramento dei processi produttivi.
I bandi mettono a disposizione ciascuno 10 milioni di euro di fondi europei del POR FESR 2014-2020 per l’attuazione degli obiettivi sopra menzionati.

Il seminario sarà anche l’occasione per discutere, in una tavola rotonda alla quale prenderanno parte rappresentanti del mondo delle associazioni professionali, manager di imprese e manager di rete, dell’importanza del ruolo svolto dal Manager di Rete in una gestione efficace e di qualità delle Reti d’Imprese.

All’organizzazione dell’evento collaborano anche Sviluppo Campania, TÜV InterCert SAAR Italia, MTIC InterCert, AICTT – Associazione Italiana per la Cultura del Trasferimento Tecnologico, e l’Osservatorio Nazionale Impresa e Professioni 4.0 di CONFASSOCIAZIONI

Programma del seminario.

15.00 Registrazione dei partecipanti

15.30 Saluti di Benvenuto
Girolamo PETTRONE, Commissario Straordinario Camera di Commercio di Napoli
Maria Grazia FALCIATORE, ViceCapo di Gabinetto e Responsabile Programmazione Unitaria Regione Campania
Mario MUSTILLI, Presidente Sviluppo Campania

16.00 Presentazione bando: “SISTEMA PRODUTTIVO DELLA CULTURA E NUOVI PRODOTTI E SERVIZI PER IL TURISMO CULTURALE”
Rosanna ROMANO, Direttore Generale Politiche Culturali e Turismo Regione Campania

16.20 Presentazione bando: “ATTUAZIONE DEI PROCESSI DI INNOVAZIONE”
Roberta ESPOSITO, Direttore Generale Sviluppo Economico ed Attività Produttive Regione Campania (in attesa di conferma)

16.40 Tavola rotonda: “IL RUOLO DEL MANAGER DI RETE NELLA GESTIONE DELLE RETI D’IMPRESE”
Paolo FIORENTINO, Presidente ASSINRETE – Associazione Nazionale Professionisti Reti d’Imprese
Oliviero CASALE, Marketing Manager TUV InterCert Italia – Segretario Nazionale Osservatorio Impresa e Professioni 4.0 di Confassociazioni.
Aldo PETRUCCIANI, Dottore Commercialista – Socio Fondatore ASSINRETE
Stefano DE FALCO, Direttore IRGIT e CeRITT Università Federico II – Coordinatore GdL CTS ASSINRETE
Eugenio GERVASIO, Co-Founder e CEO MAVV srl
Maria Paola SORRENTINO, Imprenditrice – Presidente MTV Campania
Luana ANNESE, Co-Founder Generalavia Aerospace Technology Company
Umberto DANIELE, Imprenditore – Amministratore Enginfo Consulting

Introduce e modera:
Francesco BELLOFATTO, Direttore Responsabile DODICI

17.30 Domande e risposte

Scarica i Bandi:

 

Per tutte le informazioni sulla modulistica dei bandi fare riferimento al sito della Regione Campania : Por Fesr 2014-2020 Regione Campania

La partecipazione all’evento è gratuita, previa iscrizione qui.

Per informazioni: info@assinrete.net

by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager MTIC IntercertTÜV Intercert

 

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Nuova ISO 50001 : 2018 – Sistemi di Gestione dell’Energia

MTIC Academy – 20 agosto 2018 – News

Nuova ISO 50001 : 2018 – Sistemi di Gestione dell’Energia.

Il 20 agosto 2018 l’ISO ha rilasciato la nuova versione della ISO 50001 – “Energy management systems — Requirements with guidance for use“.

L’energia è fondamentale per le organizzazioni, ma spesso rappresenta un costo significativo, sia per loro che per l’ambiente.

Nell’ultima brochure di luglio 2018 dell’ISO, “Energy management system – ISO 50001“, viene rappresentata l’importanza per la società e per le organizzazioni di dover utilizzare con accuratezza l’energia per evitare impatti negativi sull’ambiente e la salute pubblica ma anche per migliorare i consumi delle organizzazione di energia con benefici in termini di riduzione di costi e miglioramento della produzione.

In particolare nella pubblicazione dell’ISO è riportato che:

Il consumo mondiale di energia continua a salire: è più che raddoppiato negli ultimi 40 anni e si prevede che aumenti ulteriormente del 30% entro il 2040.
Inoltre, l’energia è il principale contributore al cambiamento climatico, che rappresenta quasi il 60% delle emissioni mondiali di gas serra. Agire per gestire nel miglior modo possibile il consumo di energia non solo aiuta il pianeta, ma fa anche risparmiare denaro alle organizzazioni e alla società nel suo complesso.
Uno studio commissionato dalla ClimateWorks Foundation, un’organizzazione non governativa che sfrutta il potere della filantropia collettiva nella lotta ai cambiamenti climatici, ha dimostrato che se si facesse di più per migliorare l’efficienza energetica e ridurre la crescita del carbonio nei soli settori industriali e degli edifici, la società potrebbe risparmiare per la salute pubblica più di 3,2 trilioni di dollari.

L’ISO 50001: 2018, Sistemi di gestione dell’energia, è uno strumento strategico che aiuta le organizzazioni a mettere in atto un sistema di gestione dell’energia e ad utilizzare la propria energia in modo più efficiente ed efficace.

Cos’è un sistema di gestione dell’energia?

Un sistema di gestione dell’energia aiuta le organizzazioni a gestire meglio il proprio consumo energetico, migliorando così la produttività. Comprende lo sviluppo e l’attuazione di una politica energetica, la definizione di obiettivi realizzabili per l’uso dell’energia e la definizione di piani d’azione per raggiungerli e misurare i progressi. Ciò potrebbe includere l’implementazione di nuove tecnologie efficienti dal punto di vista energetico, la riduzione degli sprechi energetici o il miglioramento dei processi attuali per ridurre i costi energetici.

La ISO 50001 offre alle organizzazioni un quadro riconosciuto per lo sviluppo di un efficace sistema di gestione dell’energia.

Come altri standard del sistema di gestione ISO, segue il processo “Plan-Do-Check-Act” per il miglioramento continuo.

*fonte https://www.iso.org/obp/ui/#iso:std:iso:50001:ed-2:v1:en

L’ISO 50001:2018 fornisce una serie di requisiti che consentono alle organizzazioni di:

  • Sviluppare una politica per un uso più efficiente dell’energia
  • Fissare obiettivi per soddisfare tale politica
  • Raccogliere dati per comprendere e prendere decisioni sull’uso dell’energia
  • Misurare i risultati ottenuti
  • Revisione dell’efficacia della politica energetica
  • Migliorare continuamente la gestione energetica

 

Quali benefici porterà ISO 50001 alle organizzazioni?

La ISO 50001 è progettata per aiutare la tua organizzazione a migliorare le sue prestazioni energetiche attraverso un uso migliore delle sue risorse ad alta intensità energetica. Il miglioramento delle prestazioni energetiche può fornire benefici rapidi per un’organizzazione massimizzando l’uso di fonti energetiche e risorse energetiche, riducendo sia i costi che i consumi. ISO 50001 è utilizzata da organizzazioni grandi e piccole in tutto il mondo. I suoi benefici possono assumere molte forme. Per alcuni, si tratta di ridurre l’impatto ambientale e migliorare la reputazione; per altri, l’obiettivo è ridurre i costi e migliorare la competitività.

Perché è stata rivista la ISO 50001?

Come tutti gli standard ISO, la ISO 50001 viene revisionata ogni cinque anni per garantire che sia aggiornata con le esigenze del mercato.

Uno dei motivi principali dell’aggiornamento della norma ISO 50001 era l’allineamento con i requisiti ISO per gli standard dei sistemi di gestione, compresa la struttura High Level Structure (HLS), un framework progettato per facilitare l’integrazione di nuovi argomenti di gestione nei sistemi di gestione stabiliti di un’organizzazione.

Altre importanti modifiche rispetto alla precedente edizione includono una maggiore enfasi sul ruolo del top management, aggiornamenti di termini e definizioni, nonché la normalizzazione e la chiarificazione del testo dell’indicatore di prestazione energetica (EnPI) e del testo di riferimento energetico (EnB) per fornire una migliore comprensione di questi concetti.

*libera traduzione della brochure ISO Energy management system – ISO 50001 presente al seguente link : https://www.iso.org/publication/PUB100400.html

La nuova ISO 50001:2018 è pertanto articolata secondo gli stessi 10 capitoli che si ritrovano, ad esempio, nelle versioni 2015 delle norme ISO 9001 e ISO 14001:

  1. Scopo e campo di applicazione
  2. Riferimenti normativi
  3. Termini e definizioni
  4. Contesto dell’organizzazione
  5. Leadership
  6. Pianificazione
  7. Supporto
  8. Attività operative
  9. Valutazione delle prestazioni
  10. Miglioramento

 

La norma ISO 50001:2018, oltre ad una bibliografia, comprende inoltre una Linea Guida per l’uso (Appendice A) e fornisce la corrispondenza tra i requisiti presenti nella prima e nella seconda versione dello standard (Appendice B).

La nuova struttura della ISO 50001 facilità sia l’integrazione con altri sistemi di gestione che per le organizzazioni già certificate, con uno o più sistemi di gestione, la sua implementazione che prevedono numerosi requisiti sostanzialmente analoghi.

Nella nuova versione, rispetto alla precedente ISO 50001:2011, viene dato risalto anche all’importanza:

  • del contesto in cui opera l’Organizzazione al fine del raggiungimento degli obiettivi del SGE
  • dei bisogni ed attese degli stakeholder;
  • sul ruolo del Top Management nel sostenere l’implementazione del SGE

 

TÜV Intercert e MTIC Intercert per affiancare le organizzazioni nel percorso di implementazione di efficaci Sistemi di Gestione dell’Energia organizzano:

  • Corsi di formazione sulla norma ISO 50001:2018
  • Corsi di formazione per la qualificazione dei dipendenti e dei professionisti sulla norma ISO 50001:2018

 

by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager MTIC Intercert – TÜV Intercert 

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Auguri di buone vacanze 2018

 

Lo STAFF MTIC InterCertTüV InterCert SAAR
Augura Buone Vacanze
e a chi invece resta in Azienda
Buon Lavoro!

 

MTIC InterCert and TüV InterCert SAAR STAFF
Wishes Happy Holidays
and if you don’t go on holidays
Good Work!

 

MTIC InterCert und TüV InterCert SAAR personal
Wünscht schöne Ferien
und für diejenigen die in der Firma bleiben
Gute Arbeit!

 

Gli uffici riapriranno il giorno 20/08/2018

Offices will be open on the 20/08/2018

Die Büros werden am 20/08/2018 wiedereröffnet

Il Gruppo MTIC può essere considerato uno dei pochi Global Player in “Management, Testing, Inspection and Certification”. Grazie alla collaborazione tra MTIC InterCert (ex Istituto Masini) e TÜV InterCert Saar, da tempo note sul territorio nazionale ed internazionale, ed a tutti i loro rispettivi accreditamenti e notifiche, può offrire assistenza ai propri clienti, nonché garanzia, qualità e sicurezza nel vasto mondo della certificazione e della formazione a livello internazionale.

Il Gruppo MTIC garantisce la possibilità di usufruire di un’ampia gamma di servizi e, unendo la pluriennale esperienza in ambito di certificazione di Prodotto al know-how in ambito di certificazione di Sistema, riesce a soddisfare qualsiasi richiesta, con un servizio professionale diversificato e ad hoc per ogni cliente e in funzione delle singole esigenze.

 

 

  • Dispositivi medici – Sistemi di gestione per la qualità – EN ISO 13485 Macchine (2006/42/CE)
  • Dispositivi individuali di protezione (89/686/CE) Reg. 2016/425
  • Giocattoli (2009/48/CE)
  • Regolamento GAR (2016/426/UE)
  • Dispositivi medici (93/42/CE)
  • Prodotti da costruzione (CPR Reg. 305/2011/UE)
  • Direttiva sull’Equipaggiamento marittimo (2014/90/UE)
  • Prodotti a marchio Ecolabel (Reg. 1980/2000/CE)
  • Ascensori e dispositivi di sicurezza per ascensori (2014/33/UE)
  • Prove di reazione al fuoco per omologazione 26/06/84 e 03/09/2001
  • Prove su estintori portatili e carrellati d’incendio 07/01/05 e 06/03/92
  • Prove su materiali da costruzione Legge 1086/71 e Circolare 7617/STC
  • Prove su terreni e prove in sito Circolare 7618/STC
  • Verifiche periodiche e straordinarie su impianti di ascensori DPR 162/99

 

  • Sistema di Gestione Qualità – ISO 9001
  • Sistema di Gestione Ambientale – ISO 14001
  • Sistema di Gestione Salute e Sicurezza occupazionale – BS OHSAS 18001
  • Sistema di Gestione dell’Energia – ISO 50001
  • Sistema di Gestione Sicurezza informatica – ISO/IEC 27001
  • Sistema di Gestione Sicurezza Alimentare – ISO 22000
  • Prodotti da costruzione – EN 1090 – Reg. (EU) 305/2011
  • Pannelli Fotovoltaici
  • Saldature – ISO 3834
  • Direttiva 2014/68/EU – Pressure Equipment (PED)
  • Direttiva 2006/42/EC – Macchine
  • Direttiva 2014/34/EU – ATEX

 




I nuovi corsi di formazione in programma da ottobre:

 

by Oliviero Casale Marketing and Training Manager MTIC Intercert / TÜV InterCert Saar – Italia

 

 

 

 

 

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RELAZIONE DEL GARANTE PER LE MICRO‐PMI Anno 2017

MTIC Academy News : RELAZIONE DEL GARANTE PER LE MICRO‐PMI Anno 2017.

Il Garante per le micro, piccole e medie imprese, Stefano Firpo, Direttore generale per la politica industriale, la competitività e le piccole e medie imprese (DGPICPMI) del Ministero dello sviluppo economico nei giorni scorsi ha presentato al Governo italiano un rapporto che fa il punto sulla situazione nel 2017 del nostro sistema di Micro PMI, sui fenomeni di trasformazione che lo attraversano e sulle politiche adottate per affrontare le sfide dell’innovazione.

In particolare la relazione descrive i principali strumenti agevolativi del Piano nazionale “Impresa 4.0”: dal sostegno all’innovazione, alla ricerca e sviluppo, agli investimenti produttivi, fino alle competenze. Si sofferma successivamente sul tema dell’economia circolare e sul sostegno all’internazionalizzazione delle PMI, fornendo una panoramica sul Piano straordinario per il Made in Italy.

Nella premessa il Garante per le PMI Premessa del Garante per le Micro‐PMI fa un focus sulla Quarta Rivoluzione Industriale, le sfide che le PMI italiane dovranno affrontare nei prossimi anni e sull’attuale differenziale di produttività fra le micro e le grandi imprese.

In ultimo il rapporto trae delle conclusioni per dare indicazioni su possibili iniziative per il rilancio della produttività delle PMI Italiane con particolare attenzione all’importanza del capitale umano e della formazione continua.

Nella premessa del Garante in particolare viene riportato che :

Con la Quarta Rivoluzione Industriale è in essere una profonda trasformazione che investe la produzione, la distribuzione e il consumo di beni e servizi, modifica i rapporti tra aziende lungo le catene globali del valore, abbatte i confini tra l’economia manifatturiera e quella dei servizi, mette al centro competenze e know‐how, richiede nuovi modelli relazionali banca‐impresa. I nuovi processi produttivi, che si basano su tecnologie di nuova generazione, digitali e non, si alimentano di una nuova materia prima, i dati (Big Data) attraverso cui processi, prodotti e modelli di business possono essere trasformati per creare nuove opportunità e recuperare produttività nelle imprese.
In questo contesto, ciò che rappresenta un’opportunità per molte imprese ‐ in termini di qualità, customizzazione e velocità della produzione (time to market), più facile accesso ai mercati internazionali, migliore integrazione nelle catene di fornitura e subfornitura, nuovi business models e miglioramento della logistica ‐ può costituire un rischio per quelle meno performanti, soprattutto di micro e piccole dimensioni.

Le sfide da affrontare nei prossimi anni saranno molteplici e riguarderanno in particolar modo:

  • a) la necessità di rendere sistemico il salto tecnologico già avviato da molte imprese, anche di piccola dimensione, coinvolgendo anche le PMI a maggior rischio di esclusione (per le difficoltà di accesso alle informazioni o perché ancora lontane dalle nuove tecnologie);
  • b) la formazione di nuove competenze ‐ molte delle quali al momento nemmeno prefigurabili ‐ in un mercato del lavoro che sarà caratterizzato, a seguito della crescente automazione e collaborazione uomo‐macchina, dalla trasformazione delle professionalità richieste, con un incremento della domanda di lavoratori high skill e la conseguente necessità di riqualificare un ingente numero di lavoratori a rischio di esclusione dai processi produttivi;
  • c) l’importanza dei dati, come nuovo driver di sviluppo accompagnato da una crescente dematerializzazione dei fattori produttivi con la necessità di definire un quadro regolatorio sulla proprietà e/o scambio e utilizzo dei dati al fine di assicurare piena interoperabilità e sicurezza; d) la necessità di coniugare innovazione e sostenibilità al fine di operare la transizione del sistema industriale verso il modello circolare e la decarbonizzazione.

Aspetto rilevante è il differenziale di produttività fra le micro e le grandi imprese, che in Italia è molto più ampio rispetto agli altri Paesi: il livello di produttività della micro impresa italiana è pari ad appena il 41% di quello della grande impresa, mentre è del 43% in Spagna, del 65% in Germania e del 78% in Francia (Figura 4).

Il divario in termini di produttività del lavoro è dunque interamente attribuibile alle micro e piccole imprese e al loro peso dominante in Italia, in termini di numerosità (95,1% sul totale delle imprese contro il 92,9% della media UE28), di contributo all’occupazione (46,6% vs 29,5%) e di valore aggiunto (29,6% vs 21,3%). Il basso livello di produttività relativo delle piccole imprese italiane si riscontra nell’insieme dei settori, compreso il manifatturiero.

 

Il Garante per le PMI, inoltre, nella sua premessa ritiene che :

Se molteplici sono le cause della caduta della produttività, è innegabile che il cambiamento verso un’ottimale allocazione delle risorse umane e finanziarie, pubbliche e private, può essere generato convogliando le energie delle PMI verso produzioni più competitive, grazie all’introduzione dell’innovazione in azienda.

Nel documento si fa riferimento alla Quarta Rivoluzione Industriale parlando di :

La Quarta Rivoluzione Industriale, caratterizzata dalla combinazione di tecnologie digitali e altre nuove tecnologie (es. nano, bio tecnologie), nuovi materiali e nuovi processi, sta trasformando la produzione, i servizi e i modelli di business a un passo accelerato e con effetti pervasivi. Il World Economic Forum Handbook individua 12 tecnologie emergenti a cui se ne aggiungono ulteriori che hanno già raggiunto un livello maggiore di maturazione, secondo un paradigma che ‐ a differenza delle tre precedenti rivoluzioni industriali ‐ non si basa su un’innovazione disruptive ma sull’integrazione e la combinazione di più tecnologie.

Il perno della trasformazione è incentrato sullo sfruttamento di sempre più cospicue quantità di dati e informazioni e dal sempre più pervasivo utilizzo delle tecnologie digitali per interconnettere e far cooperare le risorse (macchinari, persone, dati) operanti all’interno della fabbrica e più in generale nell’intera catena del valore.

Questa trasformazione ha il potenziale per produrre effetti importanti sulla produttività e sulla crescita economica sostenibile; le ricadute sull’occupazione sono ancora dibattute in termini quantitativi, certamente saranno considerevoli i cambiamenti per quanto attiene alle competenze richieste. In particolare, le PMI possono beneficiare di nuove opportunità: una maggiore flessibilità dei processi produttivi, la velocizzazione della fase di prototipazione e messa in produzione, la riduzione degli sprechi energetici e degli scarti generati, una gestione più efficiente dei magazzini, una maggiore capacità di commercializzazione dei prodotti, un più facile accesso alle conoscenze e alle catene del valore e un più facile accesso ai mercati internazionali.

Tuttavia, ci sono delle sfide da affrontare per poter favorire l’inclusione delle PMI nella trasformazione digitale. Il divario digitale tra le PMI e le grandi imprese è significativo e risulta spesso in differenze rilevanti nell’adozione e nell’utilizzo delle più moderne tecnologie; tale gap caratterizza non solo l’Italia ma tutti i Paesi anche a diversi livelli di sviluppo economico (OECD, 2017a). È necessario, in primo luogo, che le PMI adottino e utilizzino le nuove tecnologie, sia investendo direttamente sia accedendo a conoscenze e innovazioni sviluppate da altri soggetti/centri di ricerca.

Molte evidenze empiriche tendono ad evidenziare che la barriera più rilevante di accesso alle nuove tecnologie è attribuibile alla modesta cultura innovativa delle imprese che non percepiscono la necessità e urgenza della trasformazione digitale. Da rilevare, al riguardo, che i costi delle nuove tecnologie si stanno riducendo nel tempo e stanno diventando più accessibili rispetto al passato. Una delle caratteristiche della Quarta Rivoluzione Industriale è proprio la disponibilità a costi accessibili delle innovazioni.

In Italia la diffusione delle ICT “di base” (computer, posta elettronica, connessione a Internet) è ormai completa e superiore al 90%, indipendentemente dalle dimensioni aziendali. Dal recente Rapporto sulla competitività dei settori produttivi elaborato dall’Istat (marzo 2018), sembra emergere una diffusa attenzione delle imprese italiane verso le nuove tecnologie nel triennio 2014‐2016; in particolar modo quasi la metà delle imprese (44,9%) ha adottato tecnologie inerenti alla sicurezza informatica, il 27,9% ha investito in beni e servizi legati ad applicazioni web o app, il 18,4% in social media e il 16,1% in servizi di cloud computing; seguono a una significativa distanza altre tecnologie (Figura 6).

 

Nel documento è presente uno specifico capitolo, vista la sua importanza per le imprese, sull’Economia Circolare.

L’economia circolare, oltre che un cardine delle politiche europee e della Strategia Nazionale per lo sviluppo sostenibile, è una sfida e un’opportunità per il sistema industriale italiano.

Il modello circolare consiste nel far sì che le risorse materiali rimangano nel ciclo di produzione e utilizzo dei beni quanto più possibile per limitare il consumo di capitale naturale e per far sì che la discarica sia il destino residuale per una minima quantità di rifiuti (Figura 14).

Viene dato risalto alle risorse allocate per l’ultimo PAINO IMPRESA 4.0 e sui risultati prodotti per il sistema Imprese italiano.

Piano nazionale “Impresa 4.0” prevede misure sviluppate in base a tre principali linee guida:

  1. operare in una logica di neutralità tecnologica, settoriale e di dimensione d’impresa;
  2. intervenire con misure orizzontali prevalentemente automatiche (agevolazioni fiscali), abbandonando gli interventi a bando;
  3. agire su fattori abilitanti: investimenti, competenze, infrastrutture.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

La dotazione di risorse finanziarie è rilevante e adeguata alla strategicità delle finalità del Piano: complessivamente circa 20 miliardi di euro previsti dalla legge di bilancio 2017, a cui si sono aggiunti 10 miliardi di euro allocati dall’ultima legge di bilancio, ripartiti nelle seguenti azioni (Figura 19).

Uno dei punti importanti del rapporto è sicuramente quello sullo “Sviluppo delle nuove competenze digitali e potenziamento della formazione professionale

Parallelamente all’estensione degli incentivi fiscali (iper e super ammortamento) al 2018 e 2019, la legge di bilancio 2018 ha inserito una serie di misure volte a elevare il livello delle competenze legate alle tecnologie 4.0 che, come precedentemente evidenziato, risultano ancora modeste sia dal lato della domanda che dell’offerta. Nella sua prima edizione, infatti, il Piano “Industria 4.0” ha puntato prevalentemente su misure di agevolazione fiscale volte a sostenere gli investimenti in beni materiali e immateriali. È apparso tuttavia evidente che, in assenza di un intervento complementare che punti al consolidamento delle competenze, gli effetti del Piano risulterebbero depotenziati per almeno due ordini di motivi: i nuovi investimenti sarebbero indotti dalla temporanea convenienza fiscale e non da mirate strategie di crescita (rischio effetto anticipazione) e seguirebbero pertanto mere logiche sostitutive di beni obsoleti con beni moderni, senza tuttavia coglierne appieno le potenzialità in termini di efficientamento dei processi produttivi.

Nelle conclusioni del rapporto sono presenti le

Raccomandazioni del Garante per le Micro‐PMI.
Le raccomandazioni di seguito elencate scaturiscono dall’analisi del contesto produttivo,
delle politiche adottate e dei primi risultati conseguiti, con lo scopo di migliorare l’intervento pubblico a sostegno delle Micro‐PMI nel nostro Paese.

3.1 Adozione e diffusione di nuove tecnologie

  • Rendere strutturale il credito di imposta sulle spese in R&S (in scadenza al 2020), semplificarne l’accesso per le micro e piccole imprese superando l’approccio esclusivamente incrementale.
  • Rendere strutturale il sostegno fiscale agli investimenti in nuovi beni strumentali innovativi prevedendo una revisione dei coefficienti di ammortamento fiscale, previsti dal DM MEF del 31 dicembre 1988, che tenga conto della più breve vita utile dei beni ad alto contenuto tecnologico.
  • Modificare l’iper ammortamento, attualmente a sostegno prevalentemente degli investimenti in macchinari, prevedendo una premialità per l’innovazione data‐driven dei processi produttivi in chiave 4.0, con rinnovata attenzione alle tematiche della sicurezza sul lavoro, dell’ergonomia e dell’automazioni collaborativa.
  • Introdurre una misura di semplice e immediato accesso per sostenere le attività di innovazione delle imprese di piccole dimensioni, favorendo, tra gli altri, gli investimenti nel campo del software strumentale alla trasformazione 4.0.
  • Elaborare una strategia sulla cyber security dedicata alle PMI definendo linee guida e strumenti di primo soccorso, per evitare i comportamenti e le prassi più esposti agli attacchi e alle frodi cyber.
  • Promuovere strumenti a sostegno delle innovazioni nelle micro e piccole imprese sotto forma di voucher per le spese in cyber security o in infrastrutture di cloud computing e big data, nonché voucher volti a introdurre in azienda competenze manageriali di elevata specializzazione nei processi produttivi 4.0.
  • Dare continuità operativa alle misure di sostegno alle PMI ‐ già introdotte dal MISE ‐ per la valorizzazione economica dei brevetti, dei disegni e dei marchi. Semplificare, introducendo un regime a forfait, l’accesso al Patent Box per le PMI.

3.2 Sostegno alle startup e ai modelli di business innovativi

  • Semplificare e digitalizzare le comunicazioni informative previste per le startup innovative dal decreto legge n. 179/2012 e valorizzare il patrimonio informativo in una logica di open data.
  • Prevedere ulteriori riduzioni di costi per le startup innovative, ad esempio esonerandole da oneri quali le tasse di concessione governativa e l’obbligo di vidimazione dei libri sociali, per tutta la durata del periodo di iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese.
  • Prevedere nuove forme di semplificazione amministrativa per le PMI innovative.‐ Valutare l’introduzione di programmi di finanziamento mirati a sostenere lo sviluppo dell’avvio di imprese innovative ad elevato contenuto di conoscenza in ambito universitario.

3.3 Promozione di ecosistemi di innovazione collaborativa

  • Finanziare e rendere operativi i Competence Center al fine di ampliare l’offerta di servizi di trasferimento tecnologico e intercettare attraverso gli stessi i fondi europei sulla ricerca e in ambito digitale, anche in raccordo con i Digital Innovation Hubs europei.
  • Rafforzare e monitorare l’azione di coordinamento dei Competence Center e dei Digital Innovation Hub con le diverse Istituzioni già esistenti (Parchi scientifici, Incubatori certificati e non, UTT, etc.) per ampliare l’offerta di servizi dedicati alle PMI.
  • Potenziare gli Uffici di Trasferimento Tecnologico (UTT) e favorire la formazione orizzontale del personale degli UTT su Trasferimento Tecnologico e soft skills.

3.4 Sviluppo delle competenze

  • Dare continuità temporale al credito d’imposta per la formazione e prevedere aliquote agevolative applicate in misura inversamente correlata alle dimensioni aziendali, in coerenza con quanto previsto dall’articolo 31 del Regolamento C.E. n. 651/2014 del 17 giugno 2014.
  • Rafforzare il ruolo degli ITS e il ruolo della formazione terziaria professionalizzante nell’organizzazione di corsi di formazione per lavoratori con competenze elevate a disposizione del mercato.
  • Rafforzare i legami tra le piccole e le medie imprese e le scuole di istruzione superiore per promuovere l’innovazione, per esempio, attraverso la promozione di programmi di apprendistato per laureati (apprendistato di terzo livello, attualmente sottoutilizzato) e i dottorati industriali.

3.5 Accesso ai capitali finanziari e rafforzamento dei canali alternativi

  • Convogliare una quota del risparmio dei Fondi previdenziali e assicurativi verso le PMI ad alto potenziale, rafforzando l’asset allocation verso investimenti alternativi (private equity, private debt e venture capital), anche attraverso la creazione di una piattaforma pubblica che favorisca forme di aggregazione tra fondi pensione e casse di previdenza;
  • Rendere più agevole l’utilizzo dell’agevolazione fiscale dei PIR da parte degli investitori istituzionali e convogliare le risorse dei PIR verso startup e imprese non quotate, o direttamente o per il tramite di private equity e venture capital, prevedendo vincoli di investimento delle risorse provenienti dai PIR in strumenti illiquidi o alternativi o innalzando l’attuale percentuale investibile in strumenti illiquidi.
  • Potenziare il mercato del venture capital, anche tramite un maggiore attivismo della finanza pubblica, ad esempio con strumenti quali i “Fondi di Fondi”.‐ Indirizzare una quota delle risorse (ovvero creare una riserva) del Fondo per il capitale immateriale, la competitività e la produttività a favore delle imprese di micro e piccole dimensioni.
  • Sostenere lo sviluppo di strumenti alternativi come quelli offerti dal fintech.

3.6 Economia circolare

  • Razionalizzare e armonizzare ‐ a livello nazionale e regionale ‐ la normativa ambientale in materia di rifiuti per fornire alle imprese un quadro certo in cui operare.
  • Sviluppare la regolamentazione dell’End of Waste al fine di favorire il mantenimento nel ciclo produttivo delle risorse materiali e di sviluppare il mercato delle materie prime secondarie.
  • Aggiornare il sistema della responsabilità estesa del produttore in linea con le nuove disposizioni europee e con la diffusione del modello circolare in modo da massimizzare l’efficienza della filiera del recupero dei materiali e prevedere sistemi di controllo, anche tramite l’istituzione di un’eventuale Authority ad hoc, al fine di garantire un continuo miglioramento dell’efficienza, dell’efficacia e della qualità dei servizi e quindi dei risultati in termini di circolarità.
  • Promuovere e diffondere la conoscenza sul valore economico e sulle opportunità per le imprese derivanti dall’adozione dei modelli di economia circolare.
  • Diffondere le opportunità di sviluppo legate alla digitalizzazione, anche utilizzando le misure del Piano Impresa 4.0.

3.7 Internazionalizzazione

  • Puntare sulle competenze abilitanti per accrescere la platea delle PMI esportatrici, anche dando continuità al voucher per il Temporary Export Manager.
  • Potenziare la tutela della proprietà intellettuale delle aziende all’estero.
  • Rafforzare l’azione di formazione delle imprese sulle potenzialità per l’export della digital economy dando maggiore visibilità ai prodotti di qualità italiani presso i grandi portali e/o piattaforme aggregatrici dell’e‐commerce mondiale.

 

*fonte sito del MISE Garante per le MicroPMI, on line la relazione“.

Si raccomanda di far riferimento al documento ufficiale: Relazione del Garante delle MicroPMI.

TÜV Intercert e MTIC Intercert ritengono fondamentale avere le giuste conoscenze e competenze per poter affrontare i nuovi paradigmi organizzativi e produttivi che le nuove tecnologie abilitanti la quarta rivoluzione industriale presentano.

I nuovi corsi di formazione in programma da ottobre:

 

by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager TÜV Intercert e MTIC Intercert

 

 

 

 

 

 

 

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FIGURA PROFESSIONALE HSE MANAGER – News N° 2 MTIC Academy

MTIC Academy – News N°2 : HSE Manager.

TÜV InterCert e MTIC Intercert ritengono importanti i temi che riguardano la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e l’ambiente, poiché fondamentali per i lavoratori, le organizzazioni e per la società.

In questi ambiti, figure professionali come l’HSE Manager potranno avere un ruolo importante. In virtù delle competenze di alto livello necessarie a svolgere attività nell’ambito della sicurezza occupazionale e dell’ambiente, queste figure professionali dovranno seguire percorsi formativi di qualità.

L’UNI, con la pubblicazione della norma UNI 11720:2018, ha voluto definire un quadro di riferimento certo e univoco per l’individuazione dell’attività professionale del Manager HSE, “Health, Safety & Environment”: una figura professionale in grado di intercettare la domanda di quelle organizzazioni che vedono sempre più l’integrazione tra i temi della sicurezza, della salute e dell’ambiente come la modalità più efficiente ed efficace per perseguire la conformità legislativa e le strategie aziendali, in una prospettiva di miglioramento continuo.

Il Manager HSE rappresenta la figura di riferimento per:

  • il coordinamento
  • la consulenza
  • il supporto gestionale

per l’implementazione e l’integrazione dei processi legati alla salute, alla sicurezza ed all’ambiente, con l’obiettivo di concorrere all’efficienza complessiva dell’organizzazione.

Il Manager HSE, in funzione dei propri compiti ed attività prevalenti, supporta l’organizzazione nelle seguenti fasi:

  • definizione della strategia aziendale/imprenditoriale (funzionalità ex ante), anticipando i rischi delle diverse alternative decisionali
  • gestione operativa e nell’attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi per i lavoratori, per l’ambiente e per il patrimonio aziendale (funzionalità ex post), coerentemente con le normative vigenti.

 

Il Manager HSE promuove e sostiene le strategie in ambito HSE in linea con le politiche stabilite dall’organizzazione e ne coordina l’implementazione, contribuendo allo sviluppo, all’attuazione ed all’integrazione delle modalità adottate per la gestione dei processi HSE.

ln particolare la norma delinea i seguenti due profili professionali del Manager HSE:

  • Manager HSE Operativo
  • Manager HSE Strategico

 

Il Manager HSE Operativo, svolge la propria attività in una posizione organizzativa dotata di una piena autonomia decisionale relativamente alla gestione di aspetti operativi ma limitata con riferimento agli aspetti strategici che sono definiti e decisi ad un livello più elevato dell’organizzazione.

Il Manager HSE Strategico, opera invece in una posizione organizzativa dotata di piena autonomia decisionale con riferimento alle scelte strategiche dell’organizzazione in ambito HSE. Il suo ruolo è individuato dal vertice dell’organizzazione (l’alta direzione aziendale) allo scopo di disporre di una figura professionale che possa supportarla nella definizione delle scelte strategiche e dei relativi obiettivi in ambito HSE.

L’UNI ha stilato, inoltre, un elenco dei contenuti formativi indispensabili per poter svolgere la professione del Manager HSE.

Coloro che nel corso della loro vita professionale hanno già sviluppato un proprio bagaglio di conoscenze negli ambiti previsti per il profilo di Manager HSE, possono costruire un proprio percorso per completare eventuali scostamenti di conoscenza rispetto ai requisiti minimi.

I cinque moduli formativi riguardano le seguenti aree

  1. organizzativa gestionale
  2. giuridico-amministrativa
  3. tecnica in materia di sicurezza sul lavoro
  4. tecnica in materia di salute occupazionale
  5. Tecnica in materia ambientale

 

TÜV InterCert e MTIC Intercert ritengono fondamentale avere le giuste conoscenze e competenze per poter affrontare i nuovi paradigmi organizzativi e produttivi che le nuove tecnologie abilitanti la quarta rivoluzione industriale presentano.

I nuovi corsi di formazione in programma da ottobre:

RSPP Machinery Expert – Reggio Emilia (RE), 17-18-19 ottobre 2018

SME – Safety Machinery Expert – Rho (Milano)

FSE – Functional Machinery Engineer – Rho (Milano), 9-10-11-12 Ottobre 2018

by Oliviero Casale – Marketing and Training Manager TÜV InterCert and MTIC Intercert

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MTIC Academy News: CCIA Cuneo – BANDO PER LE CERTIFICAZIONI VOLONTARIE – Scadenza 31 gennaio 2019

MTIC Academy ritenendo importanti dare informazioni alle imprese sui temi delle Certificazioni di prodotto e sistema, segnala il Bando della Camera di Commercio di Cuneo che prevede la corresponsione di contributi per le imprese che adottano una Certificazione volontaria di prodotto o di processo.

TÜV Intercert e MTIC Intercert con tutti i loro rispettivi accreditamenti e notifiche possono essere di supporto alle imprese che vogliono utilizzare il bando della CCIA di Cuneo potendo offrire le certificazioni di prodotto o sistema a cui il bando fa riferimento.

Si riportano i punti principali del bando ricordando di fare sempre riferimento al bando ufficiale e alla sezione bandi presente sul sito della CCIA di Cuneo.

Soggetti beneficiari

Sono ammesse a presentare domanda le imprese aventi sede o unità locale cui è riferita l’attività oggetto di contributo in provincia di Cuneo, regolarmente iscritte al Registro Imprese e in regola con il pagamento del diritto annuale. L’impresa deve risultare attiva al momento della liquidazione del contributo. Non possono partecipare al bando le imprese beneficiarie del bando certificazioni volontarie 2017 (cod. 1701).

Non possono partecipare al presente bando le imprese che hanno in corso la fornitura di servizi a favore della Camera di commercio, anche a titolo gratuito, e per tutta la durata del contratto di fornitura.

Non possono comunque accedere alle agevolazioni le imprese sottoposte a procedure concorsuali, in stato di liquidazione volontaria o che rientrino nella categoria delle “imprese in difficoltà” secondo la definizione comunitaria.

Non sono ammessi a presentare domanda i soggetti iscritti unicamente al Repertorio delle Notizie economiche e amministrative (REA). Ciascuna impresa può presentare una sola domanda di contributo.

Spese ammissibili

Le spese sostenute e fatturate nel periodo compreso tra il 1°/01/2018 e il 31/12/2018, le cui tipologie sono specificate nell’allegato al presente bando. Le spese ammissibili devono essere riferite esclusivamente alla sede e/o unità locali ubicate in provincia di Cuneo.

Presentazione delle domande e documentazione

Le domande possono essere presentate a partire dal giorno 19/03/2018 fino al 31/01/2019, salvo chiusura anticipata per esaurimento fondi.

CERTIFICAZIONI VOLONTARIE

Le certificazioni volontarie ammesse sono:

  1. certificazioni di sistemi di gestione qualità: certificazione seconda la norma UNI EN ISO 9001;
  2. certificazioni ambientali: marchio EMAS o certificazione secondo la norma UNI EN ISO 14001;
  3. certificazioni sistemi gestione salute e sicurezza: certificazione secondo la norma OHSAS 18001;
  4. linee guida UNI-INAIL o modello organizzativo e gestionale di cui all’art. 30 del D.Lgs. 81/08 secondo le procedure semplificate di cui al D.M. 13/2/2014;
  5. responsabilità sociale ed etica: certificazione secondo la norma SA8000;
  6. certificazioni FSC (Forest Stewardship Council) – PEFC (Programme for Endorsement of Forest Certification schemes); gestione responsabile delle foreste e catena di custodia dei prodotti;
  7. sicurezza alimentare: certificazioni UNI EN ISO 22000:2005, UNI EN ISO 22005/2008, schema di certificazione FSSC 22000, BRC e IFS, Standard Global-GAP, certificazioni volontarie carni CE 653/2014;
  8. certificazioni Halal (islamici), certificazioni Kosher (ebrei);
  9. sicurezza delle informazioni: certificazione secondo la norma UNI CEI ISO 27001:2006;
  10. sistemi di gestione dell’energia – Energy Management System (EnMs): certificazione secondo la norma UNI CEI EN ISO 50001/2011;
    1. la consulenza per la redazione di diagnosi energetica condotta da società di servizi energetici, esperti in gestione dell’energia o auditor energetici e da ISPRA relativamente allo schema volontario EMAS (art. 8 del D.lgs. 102/2014);
  11. implementazione del sistema di valutazione di cui al regolamento UE n. 995 del 20/10/2010 (Due Diligence) sul legno e derivati;
  12. certificazione norma EN1176 per attrezzature ludiche ad uso pubblico;
  13. schemi di qualificazione del sistema camerale (TF Traceability & Fashion, Edilizia sostenibile, Affidabilità & Efficienza, GreenCare).

 

Scarica il testo del bando

Per tutti gli approfondimenti e per le informazioni ufficiali andare sul sito della CCIA di Cuneo sezione bandi.

by Oliviero Casale – Marketing and Training TÜV Intercert e MTIC Intercert 

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Corso RSPP MACHINERY EXPERT Reggio Emilia – 17/18/19 ottobre 2018

MTIC Academy organizza a Reggio Emilia il Corso di formazione “RSPP MACHINERY EXPERT” il 17/18/19 ottobre 2018 presso la sede di TÜV InterCert a Reggio Emilia (RE).

Il corso è studiato per offrire le nozioni indispensabili per rilevare ed esigere adeguamenti e messe in sicurezza di macchine e impianti, costantemente in uso e spesso non rispondenti a quanto previsto dal Testo Unico Salute e Sicurezza nei luoghi di lavoro.

In particolare sarà trattato il complesso iter previsto dal D.lgs. 81/2008 art. 71 sulla sicurezza in relazione alla scelta, installazione, manutenzione, modifiche e controlli delle attrezzature ordinarie e delle attrezzature comprese nell’elenco dell’allegato VII, rischi e obblighi alla luce del D.Lgs. 81/08 All. V e V.

Docenti : Docenti qualificati SME Security Machinery Expert TÜV InterCert

Destinatari : Datori di lavoro, HSE Manager, RSPP, consulenti e tecnici della sicurezza.

Al termine del corso è previsto un esame di verifica di apprendimento.

Per gli RSPP, al superamento dell’esame finale, il corso è valido quale aggiornamento per 20 ore per tutti i codici Ateco, grazie alla collaborazione con strutture accreditate.

Vai ai contenuti del corso.

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PROFESSIONE HSE MANAGER – Rilasciata la nuova Norma UNI 11720:2018

Professione: HSE Manager, 19 luglio 2018 UNI pubblica la nuova norma UNI 11720:2018.

Il 19 luglio 2018 è stata pubblicata sul sito dell’UNI la nuova norma UNI 11720 che riguarda le figure professionali del Mager HSE Operativo e del Manager HSE Strategico, ossia professionisti che abbiano le conoscenze, abilità e competenze per garantire la gestione complessiva e integrata dei processi e sotto processi in ambito HSE ovvero “Health, Safety & Environment”.

La norma UNI 11720:2018 “Attività professionali non regolamentate – Manager HSE (Health, Safety, Environment) – Requisiti di conoscenza, abilità e competenza” entrata in vigore il 19 luglio 2018 definisce i requisiti relativi all’attività professionale del Manager HSE, ossia di un professionista che ha le conoscenze, abilità e competenze che garantiscono la gestione complessiva e integrata dei processi e sotto processi in ambito HSE.

I requisiti in termini di conoscenze, abilità e competenze comuni e distintivi per i due profili sono definiti a partire dai compiti e dalle relative attività in conformità a quanto previsto dal Quadro Europeo delle Qualifiche (European Qualification Framework – EQF) in modo da agevolare i processi di valutazione e convalida dei risultati dell’apprendimento.

 

In considerazione dell’importanza per la società e per le organizzazioni degli aspetti della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e dell’ambiente, rimarcata a livello internazionale dal rilascio di norme di sistema specifiche recepite in Italia dall’UNI con le norme UNI EN ISO 14001:2015 “Sistemi di gestione ambientale – Requisiti e guida per l’uso” e nel 2018 della norma UNI ISO 45001:2018 “Sistemi di gestione per la salute e sicurezza sul lavoro – Requisiti e guida per l’uso”, il riconoscimento di una certificazione per le figure manageriali ed operative in ambito HSE è un importante passo in avanti.

La Figura dell’HSE Manager, quindi, è una figura che deve conoscere e saper gestire i vari aspetti delle tematiche riguardanti la salute e sicurezza nei luoghi di lavoro e dell’ambiente in modo integrato. Il Manager HSE, quindi, deve avere conoscenze degli aspetti legali, normativi, tecnici, organizzativi e competenze gestionali, relazionali, di leadership e di coordinamento per migliorare le politiche e l’efficienza della sicurezza aziendale.

Avere organizzazioni sicure per la salute e sicurezza dei lavoratori e per l’ambiente migliora sia il clima lavorativo interno, con conseguenti benefici in termini di minori infortuni e maggiore efficienza, ma anche il rapporto con tutte le parti interessate.

L’HSE Manager, quindi, si può considerare una figura strategica e fondamentale per le organizzazioni.

by Oliviero Casale

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Safety Machinery Expert: novembre 2018 al via la 7° edizione!

Safety Machinery Expert – SME

Nuova edizione

Obiettivi

TÜV InterCert con il corso Safety Machinery Expert – SME intende fornire un percorso formativo altamente professionale riconosciuto in ambito sicurezza macchinari.

Il sempre più elevato grado di automazione dell’industria manifatturiera richiede un continuo sviluppo e aggiornamento della tecnologia e delle normative vigenti. Allo stesso tempo le organizzazioni in questi ultimi anni hanno investito in nuovi macchinari ed apparecchiature grazia anche al piano nazionale Industria 4.0.

I requisiti essenziali di sicurezza delle macchine e degli impianti stanno evolvendo, anche in virtù della quarta rivoluzione industriale,  in modo significativo e i sistemi di automazione sono diventati indispensabili per gestire le funzioni di sicurezza di innumerevoli applicazioni. Ciò significa che la salute e la sicurezza degli operatori, degli equipaggiamenti e dell’ambiente dipendono fortemente dal corretto funzionamento e dall’affidabilità dei sistemi di controllo e comando.

Data la complessità e la delicatezza della materia, Safety Machinery Expert – SME è il percorso formativo di TÜV InterCert pensato e strutturato al fine di rispondere alle esigenze di tutti gli addetti al settore che hanno già partecipato a innumerevoli corsi, incontri e workshop sulla nuova Direttiva Macchine 2006/42/CE, ma che ad oggi si trovano in difficoltà nel dare operatività ai concetti appresi.

Destinatari

Il corso è rivolto soprattutto personale tecnico specializzato le cui responsabilità lavorative fanno capo a progettazione, costruzione, funzionamento, manutenzione e/o adeguamento di macchine, controllo di macchine e impianti industriali (sia nuove che in servizio).

Percorso

Il percorso è strutturato in 5 moduli, frequentabili separatamente.

Al termine dell’intero percorso potrà essere svolto l’esame, in caso di esito positivo saranno rilasciati:

 

Per informazioni: academy@tuvintercert.it0522 409611

pdf_tuvintercert Scarica la scheda del corso

 

pdf_tuvintercertVai alla pagina del corso

 

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Scarica il testo 2018 “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” dell’INAIL

TÜV Intercert e MTIC Intercert ritengono importante la pubblicazione dell’INAIL che riguarda i “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” di sicuro interesse per i lavoratori che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici e per i lavoratori che svolgono la propria attività nei pressi di tali impianti, pur non avendo direttamente a che fare con essi.

Nella pubblicazione dell’INAIL “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” viene rappresentato che:

Il rischio elettrico è qualcosa a cui la maggior parte dei lavoratori sono esposti solo a seguito del venir meno delle barriere di sicurezza di cui sono stati dotati in fase realizzativa gli impianti o le apparecchiature, pertanto solo a seguito di un’errata realizzazione o di incuria nell’uso.

Vi sono invece lavoratori, come quelli che si occupano dell’esercizio, della manutenzione o delle verifiche dei sistemi elettrici, che hanno particolarmente a che fare con il rischio elettrico durante l’attività lavorativa.

Il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro (d.lgs. 81/2008 e s.m.i.) dedica un intero “Capo” (il III del Titolo III) all’attenzione che il datore di lavoro deve dedicare alla riduzione del possibile rischio elettrico.

Con la pubblicazione del d.lgs. 81/2008 e delle norme CEI 11-15 e CEI 11-27, IV Edizione, e con il recepimento della norma En 50110-1:2013, sono a disposizione dei datori di lavoro tutte le disposizioni legislative e normative da mettere in atto per ridurre il rischio nei lavori con rischio elettrico.

L’Inail ha preso parte all’evoluzione della normativa e svolge attività di ricerca e di formazione sulla valutazione del rischio anche in tale campo. Il presente lavoro ha lo scopo di presentare:

• le disposizioni legislative e normative,

• esempi e procedure per la sicurezza dei lavoratori.

*fonte INAIL

Per scaricare il testo basta cliccare su : “Lavori su impianti elettrici in bassa tensione” .

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